La Cna Piemonte ha festeggiato domenica 25 Settembre 2016 i suoi 40 anni di attività a favore dell’artigianato e della piccola impresa. Durante l’evento, tenutosi presso il Museo dell’Automobile di Torino, è stato presentato il volume intitolato “40 anni di futuro”, da cui anche la giornata ha preso il nome. 

Tanti gli ospiti che hanno preso parte alla mattinata, tra cui segretari e presidenti che hanno fatto la storia della Cna piemontese, parlamentari, assessori, studenti degli istituti tecnici industriali della città e ovviamente una platea di associati e collaboratori con delegazioni di tutte le provincie e rappresentanti di tutte le Unioni di Mestiere, che incarnano le radici stesse dell’organizzazione sul territorio.

La mattinata si è aperta con la presentazione del volume pubblicato per l’occasione da Edizioni del Capricorno, nato da un lavoro di ricerca fortemente voluto dalla CNA regionale e scritto dai ricercatori Silvia Inaudi, Cesare Panizza, Davide Tabor e Stefano Musso docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino, e curatore del libro. Quest’ultimo ha preso parte alla tavola rotonda insieme a Daniele Marini docente di sociologia presso Università di Padova ed editorialista de La Stampa, Luca Ubaldeschi, vicedirettore de La Stampa e Filippo Provenzano, segretario regionale di CNA Piemonte. 

 

Durante la discussione, moderata da Luca Ponzi, vicedirettore di TGR Piemonte, Musso ha ricordato il ruolo fondamentale che la CNA ha avuto nell’evoluzione del nostro paese, emerso anche dalla ricerca, e in particolare il ruolo dell’associazionismo a sostegno della piccola impresa per lo sviluppo locale, l’evoluzione della dimensione interna alla stessa confederazione, per adeguarsi ai cambiamenti storici, e non ultima l’innovazione nel ruolo di rappresentanza per il welfare. 

Marini ha aggiunto che il territorio del nord-ovest, sviluppatosi all’ombra della Fiat e dei grandi distretti industriali, ha potuto far fronte alla crisi anche grazie alla presenza di organizzazioni come CNA, senza la quale gli artigiani e le piccole imprese non avrebbero potuto fare rete e non rappresenterebbero oggi il 90% delle imprese italiane.

Alla domanda provocatoria di Ponzi “La CNA è un’organizzazione di lotta o di governo?” Provenzano ci ha tenuto a sottolineare che “Siamo figli della nostra storia nostra storia, ma il rapporto con i partiti ha fatto un percorso: siamo passati dal collateralismo, all’autonomia, mentre oggi i nostri associati rappresentano una realtà pluralista, necessaria per dialogare con tutti i rappresentanti politici al fine di tutelare le piccole imprese.” Insomma, se serve Cna scende anche in piazza, ma con un’attenzione agli obiettivi e mai contro gli interessi generali del Paese.

Per Ubaldeschi, la forza delle piccole imprese piemontesi sta in una ricchezza intellettuale che non si trova altrove: una capacità di unire mondi e tematiche diverse, che permette di stare al passo, nelle nuove dinamiche di velocità e reattività che riguardano il mondo dell’editoria come il mondo delle imprese. Attenzione però a non confondere la velocità con la fretta. Per stare al passo non bisogna saltare i passaggi dei “mediatori” che possono aiutarci a verificare le informazioni, ad avere chiaro il quadro cognitivo, aggiunge Marini, che renda possibile agli associati capire dove ci troviamo e dove stiamo andando. 

La CNA ha pure la capacità di intercettare i nuovi mestieri, come i liberi professionisti senza ordine che sentono il bisogno di essere rappresentati – per questo è nata CNA Professioni – e le innovazioni tecnologiche che arrivano direttamente dalle imprese, aggiunge Provenzano; e Musso sottolinea che è proprio per questa tendenza e per la capacità innata di fare rete, che CNA pare essere destinata a crescere nella direzione dell’artigianato digitale, per muoversi sui mercati nazionali e internazionali. 

Prima dell’intervallo la platea ha osservato un minuto di silenzio in favore delle vittime degli attentati e del sisma, per le quali molti associati si sono dimostrati già attivi nel sostegno. 

Nella seconda parte della mattinata, hanno preso parte alla discussione, insieme a Marini, anche il presidente della regione Sergio Chiamparino, il vicesindaco di Torino Guido Montanari, il presidente della CNA Nazionale Daniele Vaccarino e il presidente regionale Fabrizio Actis. 

Il dibattito intorno al tema dell’attualità e delle prospettive nel ruolo di rappresentanza, ha subito preso una piega più politica, quando parlando di Industry 4.0 e big data, Chiamparino ha incalzato il vicesindaco sull’importanza di un’accordo sulla Città della Salute come polo di ricerca, innovazione e attrazione per gli investitori. Montanari si è detto d’accordo, ma alla condizione di monitorare le ripercussioni sul territorio, cercando di costruire un modello di integrazione tra aree industriali, aree residenziali e aree verdi, come per esempio potrebbe essere la riqualificazione dell’ex MOI per trasformarlo in un polo dell’innovazione, della sperimentazione, della formazione ma integrato con le attività di quartiere. 

Secondo Vaccarino, i due modelli non sono in antitesi, anzi, non possono che integrarsi tra loro perché l’uno necessario all’altro, “Forse siamo un po’ in ritardo col dibattito in Italia rispetto ad altri paesi, ma è anche perché l’Italia non ha più tante grandi imprese che trainano le piccole: sono le piccole a trainare il paese.”

Per Actis la CNA è la casa di tutti gli artigiani, senza la quale nessuno da solo potrebbe ricevere la giusta attenzione nelle stanze del potere. “La concertazione fine a se stessa alla Cna non interessa – dice Actis – ma ci interessa il merito delle questioni e trovare insieme le soluzioni ai problemi dei nostri imprenditori”. Vaccarino aggiunge: “Abbiamo chiesto spesso a Renzi di utilizzarci perché conosciamo bene le problematiche da affrontare. Abbiamo salutato con interesse la nuova stesura della legge sul bilancio ma c’è bisogno di trovare momenti di dialogo.” 

Ma Chiamparino ha messo subito dei paletti: “La concertazione (come strumento di dialogo sociale) ha salvato l’Italia in passato, (…) ma le delibere non possono essere scritte con tutti perché non possono accontentare tutti” . Queste pratiche, secondo il presidente della regione, hanno contribuito a provocare la crisi finanziaria in Piemonte e a dissipare risorse, perché nessuno ci metteva la faccia, causando così 7,5 miliardi di euro di disavanzo su 11 miliardi. Diverso è, se invece ci si confronta ognuno con la propria idea per trovare una soluzione insieme, aggiunge l’ex- sindaco di Torino. Actis, replicando a Chiamparino, ha detto che “Pur condividendo i principi detti da Chiamparino sulla concertazione, ci teniamo a sottolineare che dalla regione ci aspettiamo una intensificazione del confronto”. 

Montanari, dalla sua, sostiene di essere in un movimento molto attento all’ascolto delle persone, degli enti e delle associazioni. “È nel nostro DNA avere un’apertura fortissima verso questa rappresentanza” ha affermato. Ma Vaccarino ha approfittato subito per chiedere la disponibilità ad iniziare un rapporto anche con i parlamentari del Movimento 5 Stelle, che al momento, dice il presidente nazionale di CNA, non si è ancora avviato.

Si è parlato anche del referendum costituzionale. Ancora una volta posizioni contrapposte tra il presidente della regione che ha dichiarato che voterà Sì, perché questa riforma è necessaria, soprattutto perché “il senato delle autonomie locali” può essere la risposta necessaria alla concorrenza delle competenze tra stato e regioni,  e il vicesindaco, che al contrario sostiene che la riforma non fa niente di quello per cui era stata concepita: non riduce i costi della politica, non risolve la lentezza politica e non risolve il dialogo tra Stato e regioni. 

L’intervento di Marini, dai toni imparziali, fa un po’ da mediatore: “È difficile fare riforme in un paese come il nostro,  bloccato dagli interessi di categoria. – dice – Un esercizio di autocritica dev’essere fatto dagli attori di queste riforme, compresa la rappresentanza.” Fa l’esempio delle Camere di Commercio e aggiunge “I grandi cambiamenti avvengono in 2 forme: o grazie ad un leader carismatico o arriva una catastrofe che ti costringe a trasformarti.” E invita la Cna ad ascoltare e raccogliere le esperienze dei propri associati per proporre servizi e soluzioni innovative che diano risposte ai problemi ma anche a porsi come “educatori” in un panorama che cambia così velocemente.

Chiude Actis ringraziando tutti coloro che in questi decenni hanno dato disponibilità, si sono assunti responsabilità e hanno dato un contributo al cambiamento. “Voglio ringraziare tutte le persone che hanno dedicato del tempo in modo volontario, tempo sottratto a lavoro, famiglia e tempo libero, che hanno permesso di creare quello che oggi è la grande associazione della CNA. Perché la storia della CNA passa attraverso le storie di vita di tutti noi.”

Tag: