Ottantasei adempimenti per aprire un’attività di autoriparazione. Settantotto per una falegnameria. Settantatré per una gelateria. Interfacciandosi con decine di enti. E spendendo fino a 20mila euro di spese solo per le pratiche burocratiche. Un paradosso, nell’Italia dell’imprenditorialità diffusa e dell’alta propensione a mettersi in proprio e dei self-made-men (e women, naturalmente) e via retoricando.

Era la primavera del 2018 e tutto ciò sembrava una follia. Ma a primavera 2019 tutto è rimasto tale e quale. Nonostante i numerosi attestati di incredulità e le tante promesse – amministrative e politiche – che hanno accompagnato, giusto un anno fa, l’uscita pubblica del primo Osservatorio sul moloch nazionale per antonomasia, targato CNA: “Comune che vai, burocrazia che trovi”. Una indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 CNA territoriali, in rappresentanza di altrettanti comuni, di cui 50 capoluoghi di provincia.

Un riferimento importante per chiunque voglia mettere mano a questo sbarramento alle potenzialità di sviluppo e di crescita del nostro Paese. Non di rado, anche combustibile per la corruzione. Un soggetto che, invece di costituire un elemento facilitatore, si è trasformato in un ostacolo potente sulla strada di chi vuole crescere e far crescere l’Italia.

La conoscenza, però, non basta. E men che meno il ciglio alzato degli indignati seriali. Serve una effettiva volontà politica di cambiamento. Accompagnata da un’abbondante dose di coraggio e volontà di lavorare per disboscare questa giungla intricata. Come CNA non faremo mancare la nostra esperienza, il nostro apporto. E il nostro pungolo. Non accetteremo più, però, interventi tamponi. Il tema della semplificazione ha da lunghi anni un posto rilevante nell’agenda politica. Inutilmente. Dal ’90 a oggi sono passati 18 governi, otto legislature, 15 ministri della Funzione pubblica e nel frattempo oltre 15 interventi legislativi hanno provato ad attaccare la burocrazia. Ma non sono mai riusciti ad alleggerirne il carico. Anzi.