«L’annunciata chiusura del traforo del Gran Sasso, a partire dal 19 maggio prossimo, rischia di ricacciare indietro l’Abruzzo di decenni». Lo afferma il presidente della CNA Abruzzo, Savino Saraceni, in relazione alla annuncio, da parte della società che gestisce le autostrade A24 e A25, “Strada dei parchi”, di chiudere al traffico il traforo a tempo indeterminato: vicenda legata alle polemiche per l’inquinamento dell’acqua, ma che ora rischia di provocare conseguenze ancora più gravi.

A detta del presidente della CNA Abruzzo, «Siamo in presenza di un indecente balletto di responsabilità tra governo, Regione e gestore dell’arteria, i cui danni finiranno inevitabilmente per essere pagati dall’intera collettività abruzzese: pendolari e autotrasportatori, innanzi tutto, che per attraversare l’Abruzzo da est a ovest dovranno allungare sensibilmente i propri percorsi, con evidente aggravio dei costi a loro carico. E con danni di immagine su scala mondiale, visto che l’interdizione varrà anche per gli scienziati del Laboratorio del Gran Sasso, impossibilitati a loro volta a raggiungere l’istituto».

Di fronte a questo scenario, il presidente della CNA invoca «senso di responsabilità da parte di tutti gli attori in campo, a partire dalle istituzioni, perché se le esigenze di messa in sicurezza delle condutture dell’acqua, e dunque della salute dei cittadini, restano prioritarie, pure non possono essere tollerate scelte unilaterali che finiscono con il riversare su tutta la comunità abruzzese danni collaterali».