Carnevale

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“Sfrutto le ultime ore di luce per passare la vernice” dice Alessandro Avanzini, 62 anni, protagonista di CNA Storie di gennaio, mentre torna alla sua gigantesca testa di lupo. È domenica, ma l’hangar numero 13 è in piena attività nella Cittadella del Carnevale di Viareggio: un laboratorio a cielo aperto, dove il suono delle fresa si mescola agli schiamazzi dei bambini che giocano a pallone. I carri allegorici prendono forma sotto gli occhi delle famiglie di viareggini che passeggiano incuriositi, sbirciando tra le transenne.

Papà Silvano avvia l’attività nel 1948. Alessandro entra in bottega negli anni ’80: lì impara tutto e nel 2000 eredita l’azienda. Nei mesi che non dedica alla costruzione del carro la sua attività è legata agli allestimenti cinematografici o pubblicitari.

Ogni Carnevale, si ricomincia daccapo

“È un lavoro di precariato a vita” dice sorridendo. Perché la conquista del podio è una sfida che si rinnova di anno in anno, quando la Fondazione Carnevale di Viareggio, ente di diritto privato partecipato da Regione e Comune di Viareggio, produce il bando di concorso. Lo spazio per lavorare e la partecipazione alla sfilata sono subordinati all’approvazione del progetto. E se un anno si è nella prima categoria di carri, non è detto che non si sia poi declassati ai carri di seconda, o alle maschere di gruppo. Fatto sta, che ogni anno si ricomincia daccapo. Perché tutti i manufatti, una volta conclusa la manifestazione, vengono demoliti. Con grande attenzione allo smaltimento.

Carri allegorici e evoluzione dei materiali

L’evoluzione dei materiali è una parte importante della storia: “quando ho cominciato con mio padre l’ossatura del carro era prevalentemente in legno – racconta Alessandro-. I calchi erano in gesso e per la pelle del mascherone usavamo carta ricalco assemblata. La grande rivoluzione è stata l’introduzione del ferro”. Certo, riconosce Alessandro con una punta di amarezza, “oggi la tecnologia ci ha rubato un po’ il mestiere: con le macchine a controllo numerico si riesce anche a progettare e la lavorazione CAD CAM ha in parte sostituito il lavoro del maestro artigiano, soprattutto nella fresatura del polistirolo per la produzione di macchine scenografiche”.

oggi la tecnologia ci ha rubato un po’ il mestiere

Carnevale=libertà e satira

Se il Carnevale è libertà, di dissacrare e deridere, Viareggio è sinonimo di satira. Un binomio indissolubile, sin dal ’60, quando papà Silvano progettò e realizzò Carnevale al vertice: “rappresentava un meeting tra Eisenhower, Krusciov e Macmillan – racconta Alessandro-. Facevano finta di governare il mondo con simboli di pace, mentre dietro la schiena erano armati e si stavano spartendo quello che a grandi linee è il mondo di oggi, diviso in blocchi ideologici”.

Dalla satira politica, però, Alessandro sceglie di distaccarsi per dedicarsi a tematiche sociali. “Ogni costruttore ha una sensibilità artistica che si mescola alla sua formazione culturale – dice Alessandro-. Ogni artigiano esprime ciò che vuole esprimere, all’interno di una cornice che è il Carnevale”.

Tutti al lavoro per il Carnevale 2022

Il conto alla rovescia per la sfilata di Carnevale più celebre e più attesa dell’anno è iniziato. E per l’azienda Avanzini è così da oltre 70 anni. “Dotti, medici e sapienti”, il carro progettato e realizzato da Alessandro, è quasi pronto. “E’ una satira, un bestiario, animato da figure simboliche delle istituzioni, del mondo accademico, economico-capitalista e militare. Tutti hanno un corpo umano, ma la testa di animale” racconta mostrando i giganteschi manufatti. “Li rappresentiamo in un teatro anatomico. I personaggi guardano l’Italia, rappresentata da un burattino con un’enorme e pesantissima corona: fa fatica a sorreggere il simbolo italico sulla testa”. Una zavorra, tradotta in satira popolare che, spiega Alessandro, richiama l’espressionismo tedesco. Il copione prevede che il carro avanzi con le sue gigantesche allegorie. La fine della storia ce la racconta lui: “Arriva una camionata carica di zecchini d’oro. Speriamo che dietro l’angolo non ci siano il gatto e la volpe. Come di solito accade in questo Paese”.

A cura di Paola Toscani