A conti fatti, tra un’impresa con sede a Lanciano e una con sede a Sulmona corrono ben 22 giorni di differenza nella celebrazione della festa della liberazione dal Fisco, con oltre sei punti percentuali di maggior pressione fiscale,  ma soprattutto con più di  3mila euro di differenza nel reddito disponibile per l’imprenditore. Con tutti gli altri centri sospesi nel mezzo di questi valori limite.

Insomma, tutto tranne che dettagli, soprattutto in epoca di crisi, di contrazione del credito, flessione del mercato interno ed effetti della globalizzazione, in cui la concorrenza e la capacità di competere si giocano talvolta anche su dettagli e differenze di pochi spiccioli: ed è facile immaginare la reazione di una micro impresa abruzzese (su questo punto davvero senza grandi distinzioni tra comune e comune) nello scoprire che a Trento, migliore città della graduatoria nazionale, la data del “tax free day” sia fissata al 16 luglio, con una pressione fiscale complessiva del 54,1%. Enorme in assoluto, a conferma di una anomalia tutta italiana, ma bazzecole però se rapportata a quella dei malcapitati imprenditori abruzzesi. Tutto ciò senza voler gettare l’occhio oltre confine, per scoprire che in Europa la tassazione media è fissata intorno al 40%,  valore che genera un gravissimo handicap verso i competitori stranieri.

I numeri, si sa, possono però essere guardati da diverse angolazioni, scoprendo così che esistono anche altre chiavi di lettura; chiavi che magari stemperano alcune differenze che il primo impatto propone. Avviene, ad esempio, per la variazione percentuale nel peso della pressione fiscale tra 2016 e 2017: con tutti e dodici i comuni abruzzesi esaminati pronti a ritoccare poco virtuosamente verso l’alto le percentuali, anche se con valori generalmente modesti, visto che sono tutti compresi tra lo 0,2 e lo 0,3%. Differenze che diventano invece più nette e marcate se il paragone corre con il 2011, anno fissato dallo studio di Carpentieri come riferimento per un confronto di medio periodo: si scopre così che in Abruzzo appena due dei dodici comuni hanno messo mano alle forbici, riducendo la pressione fiscale sulle rispettive imprese: Teramo con -1,1% e  Vasto con lo 0,5%. Con tutti gli altri, al contrario, votati al rincaro della pressione, con oscillazioni percentuali minime (è il caso dello 0,6% dell’Aquila) ma pure autentiche “mazzate”, come quelle riservate da Pescara e Roseto con ben il 3,4% in più.  

Le schede complete.

Montesilvano

Giulianova

Avezzano

Roseto degli Abruzzi

Pescara

Chieti

Lanciano

L’Aquila