Ristoranti

Sono stati numerosi i ristoratori che hanno aderito all’iniziativa di sensibilizzazione per evidenziare lo stato di crisi dei bar e ristoranti e sollecitarne la riapertura, eventualmente con protocolli più stringenti di quelli attuali. Infatti, in diciotto comuni della provincia modenese, una quarantina di ristoratori hanno apparecchiato un tavolo davanti al proprio locale con una candela, “a simboleggiare luci che stanno lentamente ma inesorabilmente spegnendosi”, sottolinea Primo Bertagni, presidente di CNA Modena della categoria.

Da Sestola a Finale Emilia, da Carpi a Mirandola, passando per Modena (dove è stata particolarmente significativa l’iniziativa della Pomposa, che ha riunito una decina di locali) numerosi operatori hanno manifestato preoccupazione e disagio.

“Una manifestazione messa in atto rispettando le regole – commenta sempre Bertagni – per sottolineare come, senza riaperture, questa categoria rischia di lasciare per strada centinaia di imprese qui, a Modena, dove operano circa 3.500 attività che coinvolgono quasi diecimila addetti”.

Secondo l’Associazione, si tratta di porre rimedio alle incongruenze delle attuali limitazioni. Pensiamo al divieto, in zona arancione, delle partite iva di sedersi ai tavoli di bar e ristoranti, con tutto ciò che ne consegue anche per l’impossibilità di espletare le funzioni fisiologiche. Perché anche di questo si tratta, della funzione sociale di questi esercizi.

E non si creda – ammonisce Bertagni – che il passaggio in zona gialla basti a decretare la fine dell’emergenza: i soli pranzi, così come l’asporto e la consegna a domicilio, non sono certo sufficienti a garantire la sopravvivenza della categoria. Si tratta solo di palliativi”.

Le richieste di CNA Modena vanno appunto in questa direzione. Innanzitutto, l’apertura a pranzo anche in zona arancione, poi la possibilità di somministrazione al tavolo sino alle 21.30, nel rispetto dei protocolli – eventualmente stabilendo norme più stringenti, come la presenza di separé tra un tavolo e l’altro o il distanziamento di due metri tra ciascuno di essi. Ancora, l’individuazione di ristori per le imprese a monte e a valle nella filiera della ristorazione: due esempi per tutti, i rappresentanti dei prodotti utilizzati nei ristoranti e le lavanderie industriali. Poi, la sospensione o la defiscalizzazione delle bollette dell’energia, visto che spesso frigoriferi ed altri impianti continuano a funzionare. Infine, più controlli, per tutelare chi, nelle misure di protezione, ha investito, con professionalità e coscienza.

Ma serve anche un minimo di programmazione. “Aprire un’attività di ristorazione non è come accendere la luce: gran parte dei prodotti utilizzati sono freschi e non sempre di immediata reperibilità. Sapere di dover aprire dall’oggi al domani spesso non consente la ripresa immediata dell’attività, così come stabilire la chiusura senza preavviso determina frequentemente perdite anche rilevanti”.

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