Prosegue incessante la serie di incontri programmati da CNA Tintolavanderie e ANIL Confartigianato con diverse istituzioni preposte a porre chiarezza – ed un freno – all’abusivismo nel settore delle Tintolavanderie. In particolare, l’oggetto degli incontri è il fenomeno delle lavanderie self service che erogano impropriamente servizi di manutenzione dei capi che, per legge, non possono essere inseriti in un servizio a gettoni e che comunque prevedono la designazione e la presenza di un responsabile tecnico ai sensi della legge 22 febbraio 2006 n. 84 e ss. mm.
Dopo l’incontro, peraltro positivo, avuto a metà maggio con i vertici tecnici di Unioncamere in tema di visure camerali e modalità telematiche di controllo delle varie fasi di lavorazione presenti nelle imprese, le delegazioni formate da Carlo Zanin, Guido Radoani, Marialuisa Rubino e Andrea Saviane per ANIL Confartigianato e Annamaria Pioni e Antonella Grasso per CNA hanno incontrato l’ 8 giugno scorso, presso la loro sede di Roma, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) per affrontare il problema della SCIA per l’avvio dell’attività.
“A dieci anni dall’ entrata in vigore della legge di settore che individua una serie vincoli e di requisiti professionali abbastanza stringenti per l’accesso alla professione, che si aggiungono ad una serie di autorizzazioni e adempimenti di natura ambientale – hanno spiegato Carlo Zanin e Annamaria Pioni (rispettivamente presidenti nazionali di Confartigianato e Cna) – il mercato sembra aver trovato – un po’ per delle procedure da adeguare, un po’ per la scarsa conoscenza della norma e soprattutto per la furbizia molto “italiana” di alcuni di cercare un modo per aggirare i vincoli – un sistema per entrare nel settore senza i necessari requisiti. Ciò avviene con l’apertura di una lavanderia self service a cui, con il tempo si aggiungono -in modo illegale- attività di stireria o sartoria, con il solo scopo di legittimare la presenza di un operatore che poi, impropriamente, fornisce un servizio di completa assistenza”.
“Nessuna crociata contro le self service – hanno sottolineato i due Presidenti– se si limitano ad essere attività commerciali attraverso il noleggio lavatrici professionali ed essiccatoi utilizzati esclusivamente dalla clientela. Ma i due mondi si devono mantenere distinti e rivolgersi a clientele differenti. Comportamenti diversi e originali – hanno proseguito – vanno perseguiti perché violano la normativa vigente e generano un fenomeno di concorrenza sleale verso le Tintolavanderie tradizionali, oltre che di evasione fiscale e contributiva”.
Consci del compito di coordinamento ed indirizzo che ANCI svolge nei confronti dei Comuni associati, le organizzazioni delle Tintolavanderie hanno quindi chiesto:
- un’ azione condivisa ed unanime nella predisposizione di una modulistica di Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) che aiuti a distinguere le due attività che per codice di classificazione ATECO risultano essere accomunate. Il codice 96.01.20 riguarda infatti: altre lavanderie, tintorie – servizi destinati al pubblico di lavaggio, pulitura a secco e stiratura di qualsiasi tipo di capo di abbigliamento (inclusi quelli in pelliccia) e di articoli tessili, a macchina, a mano o mediante macchine self-service a moneta, incluse le piccole riparazioni di articoli tessili connesse al lavaggio;
- la sollecitazione delle amministrazioni Comunali d’Italia affinchè programmino dei controlli sui loro territori per perseguire almeno i casi più eclatanti.
Il funzionario dr. Stefano Campioni, responsabile dipartimento attività produttive ANCI nonché componente del tavolo nazionale sulla semplificazione, ha condiviso ed apprezzato il quadro generale illustrato e assicurato il suo impegno a superare, per quanto in suo potere, la problematica. Ha informato, inoltre, che nell’azione di semplificazione in fase avanzata di lavori, la SCIA per le tintolavanderie prevede già una netta distinzione tra le self e le attività tradizionali e si è detto disponibile nelle riunioni successive ad inserire ulteriori accorgimenti necessari. Per quanto riguarda invece la comunicazione ai Comuni, ha chiesto la collaborazione delle due organizzazioni al fine di redigere una nota di indirizzo sul tema che risponda alle esigenze della categoria.