Pane fresco: la baguette congelata non si può definire tale

Il Consiglio regionale delle Marche ha approvato all’unanimità la proposta di legge che disciplina la produzione e la vendita del pane.  La legge impone che i pani precotti o surgelati non possano essere considerati, né definiti impropriamente, pane fresco. D’ora in poi potrà esserlo solo quello che seguirà un intero ciclo di lavorazione dall’impasto, alla lavorazione, alla lievitazione fino alla cottura.

Soddisfatta CNA Agroalimentare della provincia di Pesaro e Urbino che per prima aveva denunciato l’uso e l’abuso della grande distribuzione sul termine di pane fresco.

“I consumatori sono sempre più ingannati dai richiami della grande distribuzione che mette in vendita, sotto la dicitura “pane fresco”, del pane che in realtà in origine è surgelato (e magari proveniente dall’estero), che viene solo cotto dai centri vendita della media e grande distribuzione. Per CNA Agroalimentare di Pesaro e Urbino si tratta di una sorta di “raggiro” che sfrutta una dicitura nobile e antica quanto il mondo, “pane fresco”, che in realtà risponde a regole precise, ovvero un pane preparato con ingredienti certificati, lievitato e cotto in giornata. Quello insomma che ogni consumatore può trovare tutti i giorni entrando in un forno artigianale. Niente a che fare insomma con certi prodotti precotti o surgelati (un classico esempio sono le baguette o le ciabatte), che vengono serviti nella grande distribuzione. Prodotti che molto spesso arrivano dai paesi dell’Est dove non esistono controlli sulla filiera e che vengono preparati con farine di dubbia provenienza (spesso anche dalla Cina), lieviti chimici e poi surgelati quando addirittura non precotti in forni alimentati da scarti di legname e combustibili fossili poco adatti a prodotti dell’alimentazione. E che risultano proprio per tutti questi fattori di difficile digeribilità. Ma sul fenomeno basta guardare i dati. Da qualche tempo, la produzione di pane del Paese dell’Est (in particolare della Romania), è salita a 4 milioni di chili. Una buona parte la mangiamo noi. Quasi un quarto del prodotto confezionato, infatti, viene venduto nei nostri supermarket. Preimpastato e surgelato dura due anni e basta solamente una rapida cottura.

Per questo CNA Agroalimentare condivide la ratio dei disegni di legge sulle disposizioni in materia di produzione e di vendita del pane che recepiscono le istanze di tutela degli imprenditori artigiani e dei consumatori finali. È necessario arrivare rapidamente a un quadro normativo coerente e uniforme su tutto il territorio nazionale, per superare l’attuale frammentazione regionale, causa ed effetto insieme di disposizioni regionali non omogenee. Questa disomogeneità non permette di stabilire criteri univoci sulla denominazione di pane fresco, generando confusione. Una confusione che favorisce la concorrenza sleale a discapito dei produttori artigianali di qualità, permette di ingannare i consumatori e danneggia l’intera filiera produttiva nazionale”.