Sostenibilità, nella Relazione Arera una fotografia a luci e anche ombre

La relazione annuale che l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha presentato al Parlamento ha messo in evidenza la centralità dei servizi di pubblica utilità per la realizzazione concreta della transizione verso la sostenibilità soprattutto nella fase post-Covid. Senza negare le criticità che caratterizzano tuttora i diversi settori regolati (energia elettrica, gas, teleriscaldamento, idrico e rifiuti), il presidente Stefano Besseghini ha però messo in luce le possibili soluzioni, anche a partire da alcune buone esperienze fatte dalla regolazione emergenziale.

Primo fra tutti, l’intervento di riduzione delle bollette di energia elettrica realizzato a favore delle piccole imprese operato, durante il lockdown, attraverso la riduzione delle componenti fisse di alcune voci che presiedono alla tariffa, e che potrebbe essere tradotto in una riforma strutturale degli oneri generali di sistema, prevedendone la parziale fiscalizzazione. Si tratta di una soluzione più volte auspicata da CNA per alleggerire il costo dell’energia per le piccole imprese, tra i più alti d’Europa, e che è fondamentale per colmare il gap competitivo con i concorrenti europei e nazionali rispetto a una risorsa fondamentale nel processo produttivo. La revisione del sistema degli oneri generali dovrebbe trovare piena attuazione attraverso l’utilizzo delle risorse che verranno dall’Europa, nell’ottica di politiche di deficit “costruttive” che siano in grado di realizzare oggi riforme strutturali e green tali da evitare ricadute negative per le future generazioni.

Come affermato da Arera, non è più ammissibile che le politiche strategiche per la sostenibilità vengano ancora finanziate attraverso le bollette di imprese e cittadini (come accade per il sostegno alle rinnovabili), facendo gravare sulla collettività l’onere di scelte politiche timide o addirittura mancate. In tal senso, le risorse per la ripartenza post-Covid (recovery fund e green deal) potranno essere efficacemente destinate alla transizione energetica e climatica, mettendo al centro in particolare l’economia circolare, l’efficienza energetica e le rinnovabili.

Purtroppo la relazione ha messo in evidenza che, a fronte di una maggiore incidenza della generazione distribuita, si è registrata negli ultimi anni la cattiva qualità dei servizi di trasmissione e di distribuzione, che ha anche contribuito ad aggravare il divario territoriale esistente in Italia. È necessario che il gestore di rete investa per rendere l’infrastruttura più efficiente e resiliente in vista del maggiore coinvolgimento dell’autoproduzione nel sistema elettrico, che oggi rappresenta la migliore opportunità per le imprese per abbattere i costi energetici.

Anche rispetto alla liberalizzazione del mercato al dettaglio dell’energia – altro tema caro alle imprese proprio in virtù dei possibili impatti sul costo dell’energia – Arera ha evidenziato l’assenza di alcuni passaggi attuativi necessari a garantire l’avvio della liberalizzazione in piena trasparenza e concorrenza, primo fra tutti l’Albo Venditori previsto dalla Legge Concorrenza e che il ministero dello Sviluppo economico non ha ancora emanato. Un passaggio attuativo che riteniamo necessario per dare alle imprese maggiori garanzie rispetto all’affidabilità e alla qualità degli operatori presenti sul mercato e che potrebbe in parte salvaguardarli da possibili pratiche commerciali scorrette.

Significativo è il richiamo fatto dalla relazione all’importanza del settore dei rifiuti, ritenuto una delle sfide centrali per il Paese, non solo in quanto servizio fondamentale per il corretto funzionamento della vita nelle comunità, ma anche in quanto elemento essenziale alla piena realizzazione dell’economia circolare. In questo settore sono a nostro avviso necessari sforzi aggiuntivi per superare le note criticità (a esempio: carenza impiantistica, legislazione complessa e inadeguata) messe in forte evidenza durante la fase del lockdown. La regolazione in materia ha cominciato a definire un quadro di regole omogenee che hanno trovato nel Metodo Tariffario un primo step importante, ma restano da risolvere problemi rilevanti, non solo dal punto di vista organizzativo o infrastrutturale, anche normativo. Nonostante la recentissima pubblicazione del decreto di recepimento delle nuove norme in materia (d.lgs 116/2020), sono ancora troppe le barriere legislative che ostacolano una gestione dei rifiuti più in linea con i principi dell’economia circolare; molti nodi infatti non hanno trovato la giusta soluzione in questo provvedimento, un esempio su tutti, la scelta di far ricadere sotto la definizione di rifiuto urbano una fetta molto ampia di rifiuti prodotti dalle imprese, a discapito di una gestione dei rifiuti speciali efficiente che, negli anni, ha garantito livelli altissimi di riciclo e recupero.