Semplificare, sburocratizzare, ridurre il peso del fisco sono la bandiera di ogni governo ma rimangono spesso nel libro dei buoni propositi e degli slogan elettorali. Lo dimostra l’estensione alle piccole imprese e alle cooperative dell’obbligo di nominare il collegio sindacale. Una nuova tagliola per 170mila soggetti con un aggravio di costi di 6mila euro a impresa secondo i calcoli della CNA. Un miliardo di euro l’anno che l’esercito di piccole srl e cooperative dovrà accollarsi.

Questa “tassa impropria” non è l’aspetto più allarmante della nuova norma in vigore dal mese scorso. A preoccupare sono i criteri per individuare srl e cooperative obbligate a nominare il collegio sindacale. I nuovi criteri e la disciplina per far emergere precocemente lo stato di crisi delle imprese rischiano di diventare potenziale causa di crisi per molte imprese.

Gli “indicatori di crisi” saranno elaborati dall’Ordine dei dottori commercialisti in base al Codice della crisi d’impresa, ma la norma non indica alcuna procedura su come dovranno essere costruiti e nemmeno per individuare le soglie che faranno scattare le comunicazioni e l’allerta sullo stato di salute delle imprese.

Ancora una volta si introducono parametri rigidi per misurare la vita delle imprese, senza prevedere alcuna forma di flessibilità. I commercialisti dovranno definire una serie di parametri di analisi per gli indici di bilancio. Ad esempio verrà fissato un determinato rapporto tra indebitamento e fatturato dell’impresa il cui superamento farà scattare l’allarme. In sostanza una sorta di Basilea 4 per le banche. Ma con alcune macroscopiche differenze. Gli istituti di credito sono sottoposti alla vigilanza della Banca centrale europea e quelli non sistemici alla Banca d’Italia. In Italia si trasformano i commercialisti in una specie di giudice sulle modalità di gestione dell’impresa. E anche di medico. Nel caso la piccola azienda o la cooperative non rispetti anche un solo parametro saranno sempre i commercialisti a definire il piano di rientro per essere in regola con i parametri di bilancio.

Questo meccanismo è stato esteso. Il governo infatti ha abbassato le soglie che fanno scattare l’obbligo per le imprese e cooperative di nominare il collegio sindacale. E’ sufficiente rientrare anche in uno solo di tre criteri per due anni consecutivi. In dettaglio un organico superiore a nove dipendenti (fino al mese scorso erano 50), stato patrimoniale oltre i due milioni (prima erano 4,4 milioni) e ricavi da vendite e prestazioni superiori a due milioni, invece di 8,8 milioni.

Dovranno quindi dotarsi di collegio sindacale realtà imprenditoriali che sono tradizionalmente a carattere familiare, imprese dove non esistono soci di minoranza da tutelare e dove i rapporti con clienti e fornitori si fondano sulla personale e reciproca fiducia. Come se non bastasse, la nuova normativa è destinata a produrre un altro effetto negativo: scoraggerà la crescita dimensionale delle imprese.