tornitore azienda

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Che non si sia mai visto il segno meno davanti al fatturato, e si sia mantenuta stabile l’occupazione, negli ultimi anni, fa già notizia. Ma la forza dell’azienda Cicioni, attiva dal 1913 nel settore edile, nautico e militare, due milioni e mezzo di fatturato e 25 dipendenti, non è solo questa. Il titolare, Giampaolo Cicioni, 50 anni, ci ha accolto a Marsciano, in Umbria, per raccontare come è stato possibile tenere la barra dritta in questi anni di crisi generalizzata. È lui il protagonista di CNA Storie di ottobre.

Il valore della manodopera specializzata

Il segreto? La flessibilità e la diversificazione. Questo consente che, se c’è un settore che cala, ce n’è un altro che cresce. Quel che fa la differenza è la bravura, la conoscenza, la specializzazione dei giovani. I giovani, appunto, che non ci sono. Tanto che oggi alla Cicioni l’operaio più anziano è Luciano, rientrato dalla pensione perché mancava un tornitore manuale. “La manodopera che manca è sia a livello produttivo che organizzativo” spiega Giampaolo. “Anche l’azienda piccola ha necessità di formalizzare gli aspetti organizzativi, di strutturarli in modo più definito: questo lo fanno persone specializzate in quel mondo lì, che purtroppo mancano” aggiunge.

Il mondo della scuola e il mondo del lavoro

Per avvicinare i giovani a questa realtà, la scuola riveste un ruolo fondamentale. Gli istituti tecnici non possono dotarsi di macchinari all’altezza di questi strumenti, aggiornati, sofisticatissimi che Giampaolo ha ottenuto anche grazie a finanziamenti pubblici. Un esempio? L’archivio che mappa e supervisiona tutti i pezzi necessari a una produzione. Si seleziona lo scaffale, e uno scanner fotografa i codici a barre. Se manca una vite, si rimpiazza e il processo va avanti senza sosta. “Purtroppo nelle scuole tecnico-professionali il livello è sceso notevolmente. I macchinari sono sempre più vecchi. Come sopperisci a questo? Chiaramente incentivando l’alternanza scuola-lavoro e coinvolgendo anche gli insegnanti in stage in azienda, per capire dove va il mercato”.

Insieme si è più forti

Per Giampaolo, le chiavi della crescita sono formazione, investimenti e sinergie tra realtà che condividono visioni comuni. “Questo modello, che CNA ha avuto sempre presente, è vincente. Perché le piccole e medie imprese, che sono la maggior parte, tendano sempre più a lavorare in sinergia“. Dove c’è manodopera specializzata di alto livello, ogni derby tra piccolo e grande viene meno. “La piccola e media impresa non è tutta negativa come spesso viene dipinta – osserva Giampaolo-. Ha delle alte specializzazioni e delle alte flessibilità che la ditta grande non ha. Il fatto che aziende snelle, veloci, abbiano un collegamento fra loro, abbina i vantaggi della piccola impresa con quelli della grande impresa”.

La piccola e media impresa ha delle alte specializzazioni e delle alte flessibilità che la ditta grande non ha

Oggi Giampaolo ha, tra i suoi operai, cinque apprendisti, qui per imparare un mestiere, pezzo di un mosaico importante, quello della meccanica italiana, fiore all’occhiello della nostra produzione, conosciuta ovunque. Su loro cinque ha scelto di investire. Un investimento sul futuro, di questi cinque lavoratori di domani.

A cura di Paola Toscani