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CNA Storie: non c’è derby per l’acqua Cottorella

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Distribuire acqua dopo una calamità è un gesto di speranza; sorseggiarla, l’unico sollievo per chi ha appena vissuto un dramma. Come il sisma. Matilda Eloisa, 24 anni, è la protagonista di CNA Storie di settembre. Ricorda bene quei momenti, quando Croce Rossa e Protezione Civile chiesero rinforzi per le popolazioni colpite dal terremoto di Amatrice. L’acqua che ha dato allora ristoro è quella delle Antiche Fonti di Cottorella. Sgorga nel reatino, dal Monte Belvedere, nella Valle Santa: uno dei bacini idrici più importanti d’Europa. È distribuita nel centro-Italia, in Abruzzo, Umbria, Lazio e sud della Toscana. L’anno scorso si è chiuso per l’azienda, che ha 18 dipendenti, con 2,2 milioni di euro di fatturato e 13 milioni di pezzi. Cottorella è un’azienda storica di Rieti, nata nel ’68 grazie a un crowdfunding ante litteram: finanziatori furono allora alcune nobili famiglie rietine. Alle acque della stazione termale sono legate proprietà di prevenzione di patologie renali e metaboliche. È inoltre molto alcalina e previene la formazione dell’acido lattico, per questo è indicata per sportivi e atleti.

Alla fine degli anni ’80 papà Giuseppe Pitorri – che oggi ha 84 anni, è azionista di maggioranza e ricopre un ruolo onorario di rappresentanza- entrò con un aumento di capitale. Non era neanche maggiorenne, Matilda Eloisa, quando iniziò a frequentare lo stabilimento. Diciassettenne, iniziava già a interessarsi agli aspetti di marketing e al branding; al concetto del “bello” in generale, lo stesso che avrebbe di lì a poco studiato all’università. Matilda Eloisa parte dunque dalla comunicazione intorno al prodotto e si avvicina poi alla parte commerciale. Dal febbraio 2020 è presidente dell’azienda, in un mondo, quello del beverage, che definisce “molto machista”. “Ho ingranato la marcia, trovando la mia modalità di affrontarlo e ora, in questo mondo, mi sento a mio agio. L’acqua è da sempre il mio elemento preferito. Da piccola ero un pesce! L’acqua è vita, e mi considero molto fortunata. La raccogliamo così come sgorga dalla montagna, che è qui: per legge gli impianti di imbottigliamento non possono distare oltre due chilometri dall’opera di presa”.

L’azienda che conoscevi da bambina era altra cosa rispetto a quella di oggi?

Questi anni sono stati una corsa a ostacoli. La concessione edilizia per un aumento di cubatura era vitale, ma risale ad appena cinque anni fa. Avevamo bisogno di più spazi per lo stoccaggio, per ampliare i capannoni e poter diversificare il nostro mercato, allargandolo a nuove tipologie di clienti. L’ampliamento ci ha permesso di distribuire la nostra acqua in una rete di ospedali del Lazio, mentre di recente ci siamo aperti a due canali che prima non trattavamo: i distributori automatici e la ristorazione collettiva.

A quale tipologia di mercato pensate per il prossimo futuro?

Nel breve termine, contiamo di aumentare quest’anno la produzione dell’8%, ma dovremo fare i conti con un rincaro a tre cifre delle materie prime e della bolletta energetica. In futuro vorremmo investire nel vetro, per aprirci al mondo dell’ho.re.ca e dell’hôtellerie. E conto in futuro di rilanciare l’area termale, di nostra competenza e di grande valore: il nostro stabilimento produttivo è attraversato dalla via francigena e dalla via di Francesco e abbiamo due strutture nel parco.

Come si conciliano i tuoi principi di sostenibilità con l’attività di produzione della plastica?

Credo fermamente nell’economia circolare, ecco perché ho avuto una crisi mistica! Risultato: ci siamo portati avanti rispetto alle normative europee: sin dall’anno scorso in tutte le  nostre bottiglie c’è il 30% di plastica riciclata e entro l’anno prossimo l’obiettivo è di aumentare la percentuale di plastica dal 30 al 50%.

Dall’anno scorso in tutte le  nostre bottiglie c’è il 30% di plastica riciclata e entro l’anno prossimo l’obiettivo è di aumentare la percentuale dal 30 al 50%

Va in questa direzione anche il prossimo investimento nelle linee di produzione di vetro?

Paradossalmente il trattamento del vetro ha un impatto ambientale maggiore della plastica: perché il vetro si tratta con la soda, che va poi scaricata. Naturalmente il confronto va fatto con la plastica riciclata, poco utilizzata perché costa il 35% in più di quella vergine. È soprattutto su questa che noi puntiamo.

Qual è il vostro rapporto col territorio?

Siamo partner delle più importanti realtà sportive. Giochiamo persino un ruolo molto particolare nel derby locale: sosteniamo infatti entrambe le squadre di basket di serie B di Rieti! La nostra è un’azienda storica, molto radicata e in questi anni abbiamo visto una forte presenza, attiva, della CNA sul territorio. È un’associazione che si adopera in maniera significativa, anche nei rapporti con le istituzioni, e ha dimostrato di seguire le aziende in tutti quegli aspetti che un’associazione è giusto porti avanti.

Nel 2030 tutto lo stabilimento sarà a impatto ‘zero’

Come sarà lo stabilimento delle Antiche Fonti di Cottorella nel 2030?

Abbiamo installato pannelli fotovoltaici per alimentare le nostre linee produttive. Li aumenteremo nei prossimi anni. E nel 2030 tutto lo stabilimento sarà a impatto ‘zero’.

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