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No ad ammortizzatore sociale a taglia unica. Imprese non sono tutte uguali

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Siamo contrari a creare un unico ammortizzatore sociale, identico per tutti i settori e per le imprese di tutte le dimensioni. Pur concordando con l’obiettivo di garantire universalità agli strumenti di sostegno al reddito, rileviamo che imprese diverse devono necessariamente accedere a differenti strumenti di sostegno, perché uno strumento, mentre si rivela efficiente e idoneo per uno specifico settore, può non esserlo per altri.

La posizione di CNA

La nostra posizione è stata espressa nell’audizione tenuta di fronte alla commissione Lavoro pubblico e privato della Camera sulle risoluzioni dei deputati Debora Serracchiani e Paolo Zangrillo sui Sistemi di protezione sociale per i lavoratori.
Siamo insomma contrari ad ammortizzatori sociali realizzati “a taglia unica”. E per tale ragione riteniamo indiscutibile il mantenimento e il potenziamento del Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dell’artigianato (Fsba) che si è distinto anche in questo periodo di grave crisi come uno strumento indispensabile per salvaguardare l’occupazione e le imprese del settore.

I lavoratori autonomi

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi e i professionisti non ordinistici è indispensabile muoversi nel solco delle proposte elaborate in ambito Cnel che, in particolare, prevedono la creazione di un ammortizzatore sociale generale finanziato dalla gestione separata dell’Inps a favore dei suoi iscritti al fine di salvaguardare l’attività professionale in coincidenza di momenti di flessione dell’attività economica. Per i professionisti non ordinistici rimane necessario prevedere una detassazione delle spese professionali che comprenda anche il lucro cessante per il mancato esercizio dell’attività derivato dalla partecipazione a corsi di aggiornamento.
Per la Confederazione vanno valorizzate e rafforzate, infine, le politiche attive del lavoro per ridurre sia i costi delle politiche passive sia i costi sociali e della conflittualità che derivano dalla chiusura e dalla riorganizzazione delle imprese. Bisogna intervenire sui Centri per l’impiego, sulle Agenzie per il lavoro e, più in generale, sui servizi per il lavoro con l’obiettivo di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per quanto riguarda i Centri per l’impiego si deve procedere alla costituzione degli sportelli dedicati al lavoro autonomo: a tre anni dall’entrata in vigore della Legge 81/2017, che li prevedeva, non sono ancora stati attivati. 
 
 
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