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Archeologo di cantiere, firmato protocollo Anas-Mibact

Nell’ambito della gestione dei lavori, il protocollo introduce una innovativa figura professionale altamente specializzata, capace di assicurare il monitoraggio dei lavori sul campo sotto la supervisione della stazione appaltante dei lavori.

Il binomio infrastrutture e archeologia e il potenziale che deriva dalla valorizzazione dei reperti portati alla luce durante i lavori sulle strade di Anas, sono al centro dell’innovativo protocollo firmato da Anas e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il protocollo, avvalendosi dell’Associazione ArcheoLog Onlus, costituita nel 2015 da Anas con l’obiettivo di riqualificare i reperti archeologici, indica un percorso condiviso per individuare le opportune iniziative di valorizzazione volte alla migliore fruizione del patrimonio archeologico rinvenuto, al fine di incentivare processi virtuosi di sviluppo territoriale, anche tramite attività di raccolta fondi, che darà modo al territorio di divenire parte attiva delle iniziative individuate.

Fino a oggi i ritrovamenti erano ritenuti un’interferenza del passato, una presenza ingombrante che, annunciando un bene da tutelare, ritardavano la costruzione di un’opera funzionale al presente. Con il protocollo viene profondamente modificata la prospettiva: la scoperta è messa al centro di un circolo virtuoso che connette Anas e MiBACT, ma anche soggetti istituzionali e attori pubblici e privati che sappiano riconoscere l’archeologia come indice e acceleratore di benessere oltreché di crescita culturale e sociale.

La CNA, ritiene attraverso l’intervento diretto di Giovanni Rivaroli del coordinamento nazionale CNA Archeologi che, se da un lato può essere positivo il fatto che finalmente venga sdoganato il termine “archeologo di cantiere”, dall’altro suscitano molte perplessità le trionfalistiche esternazioni degli enti interessati coinvolti nel protocollo summenzionato. La prima e più lampante è legata al fatto che l’archeologo di cantiere è una figura che opera sul patrimonio archeologico da oltre quarant’anni, sia in forma d’impresa sia in forma di libero professionista. Preoccupa e sconcerta che il MiBACT solo ora ne faccia una questione di vanto, quando per troppo tempo l’esistenza di questa categoria, che rappresenta la maggioranza degli archeologi e che opera sulla maggioranza dei contesti archeologici, è stata a lungo misconosciuta, talvolta anche dal Mibact stesso.

Da quaranta anni gli archeologi di cantiere svolgono il loro lavoro al fianco dei funzionari archeologi delle Soprintendenze, capaci e determinati, molti dei quali hanno essi stessi fatto esperienza di quella Archeologia di cantiere che esprime la funzione esecutiva dello scavo archeologico. Ciò di cui fino ad oggi si è avvertita la mancanza è la cultura diffusa del ruolo dell’archeologo di cantiere da parte della committenza e degli altri interlocutori all’interno dei cantieri. Ben venga dunque il riconoscimento da parte di una committente importante come ANAS del ruolo svolto da professionisti e ditte capaci e qualificati nel dare il proprio contributo durante tutta la filiera che va dall’individuazione, allo scavo, al restauro e alla valorizzazione di beni pubblici che costituiscono il nostro patrimonio comune. Solo una elevata conoscenza delle metodiche, della progettazione e dell’esecuzione dello scavo, e un adeguato utilizzo delle tecnologie disponibili consentono di contemperare la tutela, la conoscenza e la successiva valorizzazione dei rinvenimenti contemperandola con i tempi e i costi delle opere pubbliche. Nel 2016 la nostra affiliata ARCHEOIMPRESE si è fatta promotrice della Prassi di Riferimento UNI “linee guida per lo scavo stratigrafico (UNI PdR 16:2016) che ha portato il modello gestionale dell’attività di cantiere anche nei cantieri privati, non solo nelle grandi opere pubbliche

Plaudiamo dunque all’iniziativa ma più che di figura innovativa, si parli di una figura uscita dall’ombra. Quello che ci sembra invece grave è che una attività quadriennale come quella che ANAS ha messo a bando e che coinvolge risorse per 12.5 milioni di euro venga affidata in un unico appalto, escludendo in questo modo oltre il 90% degli operatori del settore, costituiti prevalentemente da microimprese come quelle che CNA rappresenta. In questo modo saranno proprio gli archeologi che meglio conoscono i singoli territori nei quali operano abitualmente a essere marginalizzati con risultati che non crediamo possano andare né nella direzione di un vantaggio in termini di tempi e costi del cantiere, né tanto meno in quella di un coinvolgimento dei territori nel processo di valorizzazione.

 

 

NOTA DI DETTAGLIO

L’ARCHEOLOGO DI CANTIERE. Nell’ambito della gestione dei lavori, il protocollo introduce una innovativa figura, il cosiddetto ‘archeologo di cantiere’: un profilo professionale altamente specializzato capace di assicurare il monitoraggio dei lavori sul campo sotto la supervisione della stazione appaltante dei lavori. La presenza di professionalità specifiche per la disciplina archeologica all’interno di Anas intende facilitare il processo di risoluzione dell’interferenza archeologica grazie alla gestione unificata dei rapporti e dei processi tra le Istituzioni coinvolte e sarà possibile coniugare riduzione dei costi, tutela del patrimonio, contenimento temporale dell’intervento archeologico.

IL PROTOCOLLO E L’ART BONUS. Con il protocollo, l’Associazione Archeolog Onlus diviene concessionario temporaneo dei progetti di restauro delle scoperte, promuovendo la raccolta di fondi per il restauro, la conservazione e la valorizzazione dei siti e dei reperti ritrovati da parte del Mibact, anche al fine di far beneficiare i propri donatori delle agevolazioni fiscali dell’art bonus (credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano).

In tal modo il protocollo favorisce le iniziative dirette al fund raising destinato al recupero e al restauro dei reperti, permette la valorizzazione sistematica dei beni culturali anche mediante la cooperazione tra enti pubblici, territoriali e privati e attraverso la promozione del binomio cultura-infrastrutture anche con iniziative espositive conseguenti al restauro dei beni ritrovati.

BANDO DI GARA SCAVI ARCHEOLOGICI. Per dare concreta attuazione alla nuova visione archeologica, lo scorso dicembre 2017 Anas ha pubblicato un bando di gara per l’affidamento dei lavori di scavo archeologico connessi agli interventi sull’intera rete nazionale per un valore di 12,5 milioni di euro. L’appalto, di durata quadriennale, è attivato con la procedura di Accordo Quadro che garantisce la possibilità di avviare i lavori con la massima tempestività nel momento in cui si manifesta il bisogno, senza dover espletare ogni volta una nuova gara di appalto, consentendo quindi risparmio di tempo, maggiore efficienza e qualità.

IL PRIMO RESTAURO: ‘CARRI DI COLFIORITO’ E ‘PRINCIPESSA DI PLESTIA’. Grazie a una convenzione, firmata nel luglio 2017 con la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, Archelog Onlus ha già avviato le procedure per il primo restauro finanziato con i contributi raccolti. In particolare, questo restauro – che inizierà nelle prossime settimane – interessa i corredi denominati ‘Carri di Colfiorito’ e ‘Principessa di Plestia’, rinvenuti durante i lavori di realizzazione della nuova statale 77 Foligno-Civitanova Marche, in località Colfiorito di Foligno (Perugia), all’interno di una necropoli di età arcaica che ospita più di 65 sepolture.

La tomba dei Carri (VI secolo a. C.) è composta da una sepoltura multipla di un uomo con una lancia, una donna con una fusaiola, peso utilizzato per la filatura della lana, e due fanciulli, insieme al corredo vascolare, una punta di lancia e una spada. Straordinario è il ritrovamento di un carro a sei ruote (sei cerchioni in ferro, probabilmente pertinenti alle ruote di un currus e a un calesse/carro funebre, oltre a morsi equini ed altri elementi metallici relativi al timone).

Attualmente il corredo funebre è in deposito presso la Soprintendenza che sta concludendo le attività di selezione pubblica per individuare la ditta che si occuperà del restauro dei componenti bronzei e metallici, mentre il corredo vascolare sarà restaurato dal personale della stessa Soprintendenza.

LA COLLANA EDITORIALE IL VOLUME “L’ARCHEOLOGIA SI FA STRADA. SCAVI, SCOPERTE E TESORI LUNGO LE VIE D’ITALIA”. Tra le iniziative volte a valorizzare e far conoscere i preziosi reperti archeologici rinvenuti, Anas e Archeolog Onlus, hanno promosso una collana editoriale “I percorsi dell’archeologia”, presentando oggi il primo volume “L’archeologia si fa strada. Scavi, scoperte e tesori lungo le vie d’Italia” nel quale confluiscono contributi che illustrano alcune delle importanti scoperte emerse nel corso dei lavori promossi da Anas. Il testo restituisce la prova tangibile degli ottimi risultati che la sinergia fra opere infrastrutturali e indagini archeologiche può produrre. Nel volume sono sintetizzati millenni di storia ricostruita attraverso le tessere di un mosaico che ha al centro l’uomo e la sua evoluzione.

 

Per informazioni sui ritrovamenti e sulla raccolta fondi per i restauri è possibile consultare il sito dedicato http://www.archeologonlus.org/

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