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Artigianato, un patrimonio in pericolo. Sparite 700 imprese in 6 anni

La crisi, i processi di ristrutturazione settoriali, l’abusivismo, la riduzione del credito, sono elementi che stanno penalizzando il tessuto economico della provincia ed in particolare l’artigianato che nel periodo 2009 – 2015 registra la diminuzione di circa settecento imprese.

“L’amarezza nel prendere visione dei dati – afferma David Gazzieri – non è pari, però a quella che deriva pensando ai tanti piccoli imprenditori artigiani, alle tante piccole aziende che, anche in un passato molto recente, hanno rappresentato una “scuola formativa” importante, dove i lavoratori acquisivano competenze e professionalità ed a loro volta diventavano gli imprenditori di domani e che ora non operano più. Era un importante tassello per il territorio e per il benessere dell’intera economia.

I numeri sono impietosi –   commenta il Presidente di CNA Rovigo -. In soli sette anni, da inizio 2009 a fine 2015, le imprese attive iscritte all’Albo Artigiani di Rovigo sono passate da 7.446 unità a 6.672 per un  calo di 684 imprese, pari al – 9% .

Rispetto alla diminuzione media, però – prosegue David Gazzieri – emergono, in particolare, tre segni negativi: un calo del 16% delle imprese di trasporto e magazzinaggio; una diminuzione del 14% delle imprese delle costruzioni, con la perdita di oltre 390 imprese; una contrazione di oltre il 10% delle imprese che operano nel settore manifatturiero.

Gli unici settori che segnalano un leggero incremento sono: il settore dei servizi di informazione e comunicazione; le attività di noleggio e di servizi a supporto delle imprese con quest’ultimo settore che registra una crescita di oltre il 35%.

Rispetto a questi numeri – sottolinea  il Presidente provinciale CNA  – per alcuni settori i margini di manovra sono limitati; la diminuzione dei consumi interni, la messa in discussione di politiche per l’edilizia perseguite per decenni, la globalizzazione delle attività manifatturiere, la terziarizzazione che caratterizza le economie sono elementi evidenti.

Per altri aspetti è possibile intervenire partendo dal livello locale avendo la consapevolezza che la perdita di imprese artigiane corrisponde al depauperamento generale della comunità, sia in termini di ricchezza, di benessere, che di professionalità.

Si può affermare – sottolinea David Gazzieri – che la perdita di quasi settecento imprese corrisponda ad una diminuzione di almeno 1.700 addetti, tra dipendenti e titolari un dato che dà la misura del ruolo delle imprese artigiane nel territorio; dall’altro c’è un patrimonio di competenze e professionalità, cresciuto nel tempo, che rischia di essere perduto per sempre.

Contenere la pressione fiscale data dai tributi locali, superare le disparità di trattamento presenti nel sistema fiscale tra grande impresa ed azienda artigiana oppure nell’applicazione dell’IMU sui capannoni strumentali all’attività, semplificare la burocrazia, rappresentano passaggi che possono avere un beneficio sulla piccola impresa che si attende una decisa azione a livello governativo   sul contenimento della tassazione e del cuneo fiscale, ed una più decisa azione a livello territoriale in tema di efficienza dei servizi pubblici erogati.  

 Infine, per agevolare la sopravvivenza delle imprese artigiane e preservarne le professionalità, – conclude David Gazzieri – come CNA puntiamo alla facilitazione del passaggio d’impresa . 

Oggi, infatti, il passaggio di un’azienda ai figli o al coniuge è equiparata ai fini della tassazione ad una successione e quindi con costi ridottissimi; se la stessa impresa viene donata agli altri familiari, o ceduta ai dipendenti, i costi fiscali del passaggio lievitano a livelli assurdi. Per questo, proponiamo che, per favorire “la continuità aziendale” in questa fase economica complessa, vi sia  l’equiparazione di quest’ultima tipologia al conferimento d’azienda, dove il cedente non paga alcuna imposta mentre chi subentra paga imposte fisse e sostitutive limitate.” 

 

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