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CNA chiede la tutela del legittimo affidamento per le imprese italiane della balneazione. “No alle gare ed agli indennizzi”

Cna si incontrerà con il ministro agli Affari generali Enrico Costa, per dichiarare con fermezza che le 30 mila imprese del sistema balneare italiano non debbono essere costrette a partecipare alle aste e che il patrimonio economico e produttivo, di lavoro, di tutela del territorio nazionale che esse rappresentano deve essere assolutamente tutelato dallo Stato. A tal proposito, l’Associazione presenterà un emendamento al disegno di legge del Governo, teso a introdurre il principio della tutela del legittimo affidamento delle concessioni alle attuali imprese balneari, riservando l’indizione di gare pubbliche esclusivamente a nuove aree demaniali, delle quali non manca certo nel nostro Paese la diponibilità (il 48% delle spiagge italiane).

Lo ha anticipato Cristiano Tomei, responsabile nazionale di Cna Balneatori, all’assemblea degli stabilimenti balneari dei Lidi, che si è  all’Oasi di Canneviè dove, tra i paesaggi di valle che testimoniano le ricchezze della nostra costa, e al tempo stesso l’impegno alla sua valorizzazione da parte delle imprese turistiche locali, i balneatori hanno voluto far sentire la propria preoccupazione per le vicende più recenti collegate alla Bolkestein. Direttiva, della quale Tomei non ha contestato i principi, legati alla regolazione della concorrenza e alla salvaguardia del territorio e dei beni pubblici, quanto l’inerenza al sistema turistico balneare vigente nel nostro Paese.

Non è vero – ha ricordato il responsabile di Cna Balneatori, seguito con grande attenzione dai titolari degli stabilimenti che hanno partecipato all’iniziativa, aperta dal presidente dell’Area Cna del Delta Giordano Conti – che siamo in presenza di un bene pubblico “scarso”, vale a dire esaurito, dal punto di vista delle concessioni demaniali. La copertura è ben lontana da questa situazione: perché, dunque, costringere le imprese che, negli anni passati, hanno partecipato a regolari gare pubbliche per l’affidamento delle concessioni balneari a partecipare a nuove gare, che non tengono conto del patrimonio economico e di lavoro che esse rappresentano per il territorio.

Nessun indennizzo – che Tomei ha considerato una “presa in giro – potrà mai essere commisurato al valore economico dell’impresa, ai sacrifici realizzati, in molti casi, da generazioni di balneatori per valorizzare questo bene, anche dal punto di vista ambientale, attraverso investimenti onerosi distribuiti nel corso degli anni, forti di un impegno formale dello Stato, dal quale egli stesso, con un disegno di legge a carattere retroattivo, viene meno.

Il giudizio sulla proposta del Governo è, dunque, molto severo, ma la Cna ha scelto la strada della fermezza e della proposta, sia in sede europea, che attraverso il confronto con Governo e Regioni.

Intanto la proposta di emendamento sulla tutela del legittimo affidamento, con l’ipotesi di una fase transitoria nella quale definire, in accordo con l’Europa, la pertinenza della Direttiva servizi al sistema balneare italiano e la fissazione delle condizioni di “scarsità” del bene da tutelare. Su questi principi la Confederazione vuole portare sulle proprie posizioni le stesse Regioni, agendo su quella Conferenza Stato – Regioni dalla quale può venire una nuova legislazione in materia.

 

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