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Contributi ai privati per restauri e interventi conservativi sui beni culturali

Con decreto interministeriale, il Mibac ha fissato le disposizioni attuative per i contributi a favore della spesa sostenuta dal proprietario, possessore o detentore del bene culturale. Il decreto reca la firma del ministro dei Beni culturali Bonisoli e del ministro dell’Economia Tria. Il riferimento è ai contributi del Ministero dei Beni culturali destinati al finanziamento di lavori di restauro e altri interventi conservativi sui beni culturali. Tali contributi sono previsti dall’articolo 35 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La Legge di bilancio 2018 ha finanziato l’assegnazione dei contributi. La manovra dello scorso anno ha infatti stabilito che gli interventi di cui alla disposizione del Codice sarebbero stati finanziati nel limite massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2019. A decorrere dal 2020, il finanziamento sarà di 20 milioni di euro annui.

LA STORIA DEL PROVVEDIMENTO

Dal 2019 ripartono quindi i contributi ai proprietari, possessori o detentori di beni culturali. Si tratta dei contributi che il ministero assegnava annualmente (fino al 2012) per i restauri e gli altri interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo autorizzati dalle soprintendenze e ormai conclusi e collaudati. Con il decreto Spending Review i contributi erano stati sospesi fino all’esaurimento dei debiti pregressi. Con la legge di Bilancio 2018 il governo Gentiloni aveva ripristinato e finanziato i contributi dal 2019 stanziando anche 150 milioni di euro per il saldo del pregresso. Il presente decreto – chiuso dall’allora Mibact nella primavera di quest’anno e trasmesso al ministero dell’Economia – è stato firmato la settimana scorsa dal ministro Tria, fissando le regole di assegnazione dei contributi.

RESTAURO E INTERVENTI CONSERVATIVI: I CONTRIBUTI PREVISTI

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, all’articolo 35, prevede che il Ministero concorra alla spesa sostenuta per interventi quali il restauro e gli altri interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore del bene culturale.

In particolare, il Mibac concorre “per un ammontare non superiore alla metà” della spesa sostenuta. Tale misura vale per tutti gli interventi sottoposti ad autorizzazione del Mibac, compresi quelli sugli archivi storici. Il Ministero contribuisce però alla spesa nel suo intero ammontare se gli interventi sono di particolare rilevanza o riguardano beni in uso o godimento pubblico. Per la determinazione della percentuale di contributo si tiene conto di altri contributi pubblici e di eventuali contributi privati rispetto ai quali sono stati ottenuti benefici fiscali.

Secondo quanto stabilito dal decreto che attua tale disposizione, i beneficiari dovranno presentare domanda agli Uffici regionali del Mibac competenti tra il 1° gennaio e il 31 maggio di ciascun anno utilizzando la modulistica predisposta.

DOMANDE AMMESSE A CONTRIBUTO

Il riconoscimento dei contributi viene effettuato sulla base di un ordine di priorità degli interventi definito dal decreto interministeriale. Le priorità individuate sono sei.

Si valuteranno dapprima le domande relative alla ricostruzione e alla tutela del patrimonio culturale nelle aree colpite da eventi sismici o da altri eventi calamitosi riconosciuti.

Saranno poi presi in considerazione interventi in situazioni eccezionali connesse al rispetto di intese istituzionali di programmi e a situazioni di grave difficoltà economica del beneficiario. Queste ultime andranno accertate e documentate.

Saranno poi finanziati, in ordine, interventi per la regolare apertura al pubblico del bene culturale e per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Infine saranno considerati interventi per la ricostruzione e la tutela del patrimonio nelle aree urbane degradate e delle periferie.

RIPARTIZIONE DEI CONTRIBUTI

La Direzione generale Bilancio del Mibac individua, per ciascuna Regione, il budget disponibile in base a specifici parametri a cui sono assegnate delle percentuali per determinarne il peso. In particolare, si tiene conto del rapporto tra l’ammontare delle richieste pervenute nella Regione e l’ammontare delle richieste presentate a livello nazionale (40%). Si valuta la programmazione media dei contributi in conto capitale delle Regioni nei 5 anni precedenti (30%) e il numero di vincoli sui beni privati presenti in essa (30%).

La misura percentuale del contributo viene stabilita dal Segretario regionale, su proposta dell’Ufficio competente.

Se il budget assegnato a una o più Regioni è superiore alle richieste ammissibili ricevute, la quota eccedente incrementa il budget delle altre Regioni. Questo avviene in maniera proporzionale all’ammontare delle richieste ammissibili non coperte dal budget inizialmente individuato.

A partire dal 2020, nel fabbisogno degli Uffici regionali del Mibac sono ricomprese anche le domande di contributo dell’anno precedente rimaste insoddisfatte per mancanza di risorse. La comunicazione relativa ai fabbisogni deve pervenire entro il 30 settembre di ogni anno alla Dg Bilancio.

Entro il 31 dicembre di ogni anno, la Direzione generale Bilancio elabora il programma annuale della concessione dei contributi.

Approfondimenti:

Disposizioni attuative dell’articolo 35 del Codice dei beni culturali e del paesaggio

 

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