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I cambiamenti climatici costeranno 69mila miliardi entro il 2100

I cambiamenti climatici costeranno 69mila miliardi entro il 2100

I cambiamenti climatici costeranno 69mila miliardi entro il 2100

Migliaia di miliardi. Per l’esattezza 69mila, sette volte la ricchezza prodotta ogni anno dai paesi dell’area euro. È il costo dei cambiamenti climatici entro il 2100 sulla base del report “Approach to assessing climate change risk for sovereign issuers” realizzato da Moody’s Analytics per valutare le implicazioni che i cambiamenti climatici possono produrre sull’affidabilità economica di un paese.  Lo scenario disegnato dagli esperti di Moody’s è da brividi. Stimando un aumento del riscaldamento globale di due gradi centigradi il costo sarà di 69mila miliardi di dollari. Nell’ipotesi che la temperatura aumenti di 1,5 gradi la bolletta scenderà a 54mila miliardi.

Lo studio di Moody’s mette in risalto i danni alla salute dell’uomo, alla produttività sul lavoro, ai raccolti e al turismo. “L’aumento delle temperature – si legge nello studio – danneggerà universalmente la salute e la produttività” mentre gli eventi meteorologici sempre più estremi colpiranno maggiormente infrastrutture e proprietà fondamentali, compromettendo le “normali” condizioni di vita sul pianeta.

Gli analisti valutano poi nel dettaglio l’impatto economico sui principali paesi in termini di crescita del Pil ipotizzando uno scenario estremo con innalzamento delle temperature di 4 gradi centigradi. L’India è l’economia più colpita. L’aumento della temperatura inciderà negativamente sul Pil per il 2,5% l’anno al 2048. Oltre un punto e mezzo per la Russia. Effetto sostanzialmente neutro per l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti e il Giappone. Alcuni paesi ne trarranno addirittura benefici in termini di crescita del Pil. In particolare le economie del Nord Europa: Lussemburgo avrà una accelerazione dell’1%, performance simili per Austria, Svezia e Danimarca.

Gli effetti più pesanti si faranno sentire in Medio Oriente e nel Sud est asiatico. L’Arabia Saudita sconterà una deviazione di oltre il 10% del Pil, poco meglio per Algeria e Malesia con un rallentamento del Pil di oltre 5 punti percentuali rispetto allo scenario base al 2048.

Gli analisti di Moody’s precisano che le stime calcolate sull’effetto dei cambiamenti climatici non incorporano i costi provocati dal fenomeno delle migrazioni climatiche.

Lo studio conferma come la minaccia climatica rappresenti quindi un rischio concreto e imminente rispetto al quale è necessario attrezzarsi per contenerne gli effetti. Coerentemente con quanto sostenuto da CNA, il cambiamento climatico non può essere sottovalutato né dal decisore pubblico, né dagli operatori economici per i possibili effetti sul sistema produttivo e sociale del nostro paese.

Dallo studio, emerge infatti che la capacità di assorbire lo shock economico e sociale prodotto da eventi climatici estremi dipende anche dalla capacità di risposta dei Governi rispetto a tale minaccia. CNA sostiene da tempo la necessità di agire in fase preventiva, attraverso la programmazione coerente ed organica di politiche pubbliche volte alla mitigazione del rischio climatico, e di piani operativi – in cui siano attentamente individuati misure e strumenti efficaci – volti a rafforzare la resilienza del nostro paese, riuscendo a trovare in tale ottica anche una nuova chiave di sviluppo in grado di risollevare la nostra economia.

L’impegno assunto dall’Italia con gli Accordi di Parigi a favore di un modello economico sostenibile –  e recentemente declinato attraverso strategie orientate alla decarbonizzazione del sistema energetico e all’affermazione dell’economia circolare – deve essere in grado di stimolare uno sforzo collettivo per traghettare il paese verso un nuovo modello economico che garantisca benessere, diritti e sviluppo, ed in cui sia dato il giusto spazio all’apporto che le PMI possono fornire in virtù delle loro caratteristiche specifiche e della loro forte presenza sui territori.

 

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