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Recessione, tornano a soffiare venti di crisi, ma non mancano segnali incoraggianti

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Tornano a soffiare forte i venti della recessione in provincia di Pesaro e Urbino così come nel resto delle Marche. Se l’Istat conferma che l’Italia è in recessione tecnica, il nostro territorio non è da meno. Anche il recente studio TrendMarche conferma purtroppo le analisi fatte dal Centro Studi CNA in questi ultimi mesi. Dunque che l’economia della provincia di Pesaro e Urbino non vada affatto bene, non è certo una novità ma c’è – secondo il segretario provinciale della CNA, Moreno Bordoni – qualche segnale incoraggiante. Nel corso del 2018 la regione ha perduto 1.763 imprese attive pari al -1,2%. Nella provincia di Pesaro e Urbino le perdite di imprese sono state ancor più intense: -1,7% corrispondenti a 613 imprese attive in meno.

Le indicazioni dell’Osservatorio TrendMarche, presentate qualche settimana fa, spiegano cosa è successo all’economia pesarese nel 2018: “Nei primi sei mesi del 2018” osserva Giovanni Dini, direttore del centro studi della CNA Marche “il fatturato delle imprese con meno di 20 addetti è aumentato dello 0,7 per cento, percentuale inferiore all’inflazione e in frenata rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente quando i ricavi erano saliti dell’1,8 per cento. All’interno del comparto manifatturiero i ricavi sono in crescita solo nel sistema moda (+5,7 per cento) mentre diminuiscono nel mobile (-3,1 per cento) e nella meccanica (-2,7 per cento)”.

Per la provincia di Pesaro e Urbino, in particolare, secondo l’Osservatorio TrendMarche, si registra un andamento nuovamente negativo (-2,4 per cento) avviatasi a fine 2017. Nella provincia sono state soprattutto le costruzioni a perdere fatturato nella prima parte dell’anno: secondo TrendMarche i ricavi del settore sono calati rispetto allo stesso semestre dell’anno prima di quasi il 10%. “La crisi delle costruzioni pesaresi è probabilmente una delle cause delle difficoltà delle produzioni mobiliere di micro e piccola impresa” osserva Dini “tenuto conto dell’effetto trascinamento che hanno le costruzioni sulla domanda di mobili, sia nell’edilizia residenziale che in quella produttiva”.  

Tradizionale punto di forza delle micro e piccole imprese marchigiane, anche l’export regionale nei primi nove mesi dell’anno, ha segnato il passo.È calato del 2,7% nei primi nove mesi del 2018 per le Marche, ma è cresciuto del 5,2% nello stesso periodo per la provincia di Pesaro e Urbino.  A trainare le esportazioni nella provincia pesarese è stata la meccanica (prodotti in metallo, apparecchi elettronici, macchinari e mezzi di trasporto) che è cresciuta del 6% nell’export dei primi nove mesi 2018 e dal 64% del 2017 è passata al 64,5% del totale export manifatturiero. Sono cresciute anche le esportazioni di mobili dalla provincia (+5,3%) ma il loro peso sul totale esportato dalla provincia è rimasto secondario (12,6% dell’export manifatturiero). La provincia rimane comunque la più importante della regione per export di mobili: pesa per oltre il 60% dell’export mobiliero marchigiano con 235 milioni di export sul totale di 388 di mobili marchigiani esportati nei primi nove mesi 2018.  

Nonostante il miglioramento delle esportazioni, per le microimprese manifatturiere pesaresi è proseguita nella prima parte del 2018 la stagnazione dei ricavi (-0,5 per cento) avviatasi a fine 2017. Segno che le opportunità sui mercati esteri (ancora in miglioramento per il manifatturiero della provincia di Pesaro) non riescono ad essere colte dalle microimprese.

“Detto tutto questo non manca – per Moreno Bordoni – qualche segnale incoraggiante e di fiducia. L’andamento delle esportazioni, pur attestandosi su valori ancora lontani dalla doppia cifra, ci fa dire che le nostre aziende della meccanica, del mobile, del tessile e della nautica, hanno ancora molte frecce al loro arco. I processi di ricerca e innovazione fatti in questi anni stanno dando i loro frutti. E la CNA sta accompagnando in questo processo molte delle aziende associate, soprattutto per quel che riguarda l’internazionalizzazione. Chiaro che rimane ancora molto da fare soprattutto sul fronte dei consumi e del mercato interno, vera spina nel fianco per l’intero sistema delle imprese. Una ripresa della domanda interna, unita a provvedimenti che riducano la tassazione e la burocrazia (battaglie alle quali CNA sta dedicando grandissime energie), potrebbero riportare la luce e ossigeno alle nostre aziende. Come associazione lavoreremo sodo su tutti questi fronti e a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale”. 

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