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Silvestrini: “Senza interventi le aziende muoiono. Chiudiamo le partite rimaste aperte”

“Mi piacerebbe inviare un messaggio al nuovo Governo. Noi rappresentiamo interessi e aspettative di centinaia di migliaia di artigiani e di piccole imprese e chiediamo di non sprecare mesi preziosi. Le ragioni del lavoro, dell’impresa, degli italiani non possono essere surgelate. Vanno chiuse al più presto le partite rimaste aperte dalle dimissioni dell’ex presidente Renzi, quelle accontonate durante la lunga vigilia referendaria, addirittura atti amministrativi che attendiamo da alcuni anni a dormire nel cassetto di qualche burocrate. Riforme avviate, provvedimenti annunciati ma rimasti ai box”. 

Lo afferma Sergio Silvestrini in un’intervista su La Repubblica di oggi.

Segretario Silvestrini, quali sarebbero le partite da chiudere?

“In cima alla nostra lista di cose da far camminare, c’è sicuramente Casa Italia. E’ un progetto che potrebbe costruire la maggiore opera civile concepita nella storia del Paese. Da un lato per mettere in sicurezza il patrimonio abitativo, con una valenza umana, dall’altra per rilanciare l’edilizia, il stettore che ha più sofferto la crisi, dalla quale non è mai uscito, lasciando sul terreno finora qualcosa come 100mila imprese e 800mila posti di lavoro. E’ un progetto alla portata rivoluzionaria, a patto che ci lavorino assieme tutti gli attori fondamentali, da chi progetta a chi realizza e a chi certifica gli interventi, e sia sostenuto da fondi straordinari impiegati nell’arco di più anni. Apprezziamo per questo la previsione, nella Legge di Bilancio, di un bonuso per gli interventi antisismici, mirato a convincere gli italiani a investire sulla loro sicurezza”.

E al secondo posto nell’agenda di Governo?

“Non si tratta di compilare una graduatoria. E, voglio sottolinearlo, in questa sede mi limito a suggerimenti che riguardano le imprese rappresentate dalla CNA. Esistono altri fornti, fuori dalla sfera economica, sui quali ovviamente ho le mie idee che tengo per me. A proposito di attese, in parte collegata al rilancio dell’edilizia è anche la necessità di emanare i decreti attuativi della riforma del Codice degli appalti”.

Altrimenti le riforme rimangono ai box.

“Appunto. Il nuovo Codice è uno strumento capace di imprimere una svolta al settore dei lavori pubblici, ma dev’essere messo nelle condizioni di operare. Altri provvedimenti incagliati, che avevano destato molte speranze e ora stanno alimentando lo scoramento, riguardano il credito, forse il problema dei problemi per artigiani e piccole imprese, da anni soffocate dalla stretta, aggravata dalla crisi di tante banche”.

Che cosa vi attendente per il credito?

“L”emanazione di due importanti atti amministristrativi di competenza del Ministero dello Sviluppo, annunciati da tempo: la riforma del Fondo Centrale di Garanzia e l’intervento straordinario di patrimonializzazione dei Confidi. La riforma del Fondo consentirebbe di modificare gli attuali criteri di accesso che assorbono eccessive risorse senza effettivi vantaggi per le imprese. L’intervento sui Confidi ha come obiettivo la crescita e il rafforzamento di questi strumenti che svolgono una funzione determinante nel favorire l’accesso al credito di micro e piccole imprse. Un decreto direttoriale, questo, che attendiamo oramai da tre anni”.

Ma l’accelerazione serve anche su altri fronti?

“Certo. E’ il caso del pacchetto denominato come Jobs Act lavoro autonomo, che riguarda i lavoratori autnomi e i professionisti senza un’organizzazione imprenditoriale alle spalle. Comprende un particolare interesse pratico nella deducibilità delle spese di formazione e di aggiornamento professionale, per la certificazione di competenze e così via. Rafforza le tutele per maternità, malattia, congedo parentale. Introduce il cosiddetto lavoro agile, finalizzato a conciliare i tempi di vita e di lavoro e a incrementare la produttività. I nostri imprenditori, oltre ad attendere legittimamente che arrivino in porto questi provvedimenti che avevamo accolto con favore, talvolta sono anche alle prese con autentiche assurdità”.

A che cosa si riferisce?

“Al Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Dopo le passate vicende, scaduto il precedente, contestato sistema, il Sistri è stato affidato a un’associazione temporanea di imprese. A giugno, noi e altre associazioni imprenditoriali, avevamo chiesto di essere coinvolti nel progetto. Non abbiamo ricevuto risposta. Nel frattempo è stato depositato un ricorso al Tar contro l’aggiudicazione sulla scorta del quale il Ministero dell’Ambiente ha deciso di non firmare il contratto. Non solo. L’Anticorruzione ha bloccato l’affidamento alla Sogei dell’appalto per il monitoraggio del sistema. Conclusione? Dal primo gennaio gli imprenditori non sapranno a quale santo rivolgersi. E un’impresa che produce rifiuti pericolosi, che farà? Dovrà chiudere? O rischiare sanzioni onerose sottraendo risorse agli investimenti? Sono quesiti, quasi un appello, che rivolgo al nuovo Governo e al Ministro Galletti”.

 

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