Sardegna, la Gdo fa la voce grossa con i “piccoli”

Di fronte ai componenti  della XIII Commissione Agricoltura della Camera, CNA ha evidenziato alcune criticità sulle proposte di modifica al d.lgs. 198/2021, in materia di costi di produzione per la fissazione dei prezzi nei contratti di cessione dei prodotti agroalimentari, e delega al Governo sulla disciplina delle filiere di qualità.  Criticità dovute al fatto che la proposta di legge è in gran parte il recepimento di una disciplina europea che consente solo limitati spazi di intervento, con il rischio di perdere di vista l’obiettivo della Direttiva europea 2019/633.

Negli ultimi anni – ha sottolineato in audizione Francesca Petrini, presidente di CNA Agroalimentare – l’orientamento economico e giuridico sta indirizzando le filiere di produzione agroalimentare verso forme di pianificazione produttiva e commerciale sempre generalizzate, con il conseguente rischio di una diminuzione dei margini di agibilità commerciale soprattutto per le piccole e medie imprese, meno capaci di assorbire le rigidità legate ai costi delle materie prime agricole da coniugare con una domanda di mercato comunque ancora prevalentemente orientata al contenimento dei prezzi.

Le piccole e medie imprese subiscono l’impennata dei prezzi all’acquisto, traslata soltanto in minima parte sui prezzi di vendita, ma vedono scaricati su loro stessi, da parte della GDO, anche i costi legati all’aumento dell’inflazione.

Per questo motivo CNA Agroalimentare propone di applicare il d.lgs. 198/2021 a fornitori con un fatturato annuale pari almeno a 500 mila euro ad acquirenti con un fatturato annuale superiore a 500 mila euro. Questo eviterebbe di ingabbiare i rapporti commerciali di migliaia di piccoli operatori del settore alimentare.

Per quanto riguarda la delega al Governo alla creazione di “filiere di qualità” alternative ai regimi di qualità già previsti a livello UE, desta preoccupazione, in quanto tende a classificare le imprese in base a rating meritocratici stabiliti politicamente e non in base alle proprie capacità di offrire risposte alle esigenze di mercato. Inoltre, attualmente è in discussione un regolamento europeo che disciplinerà in larga parte la materia con il conseguente rischio che la normativa italiana diventi potenzialmente conflittuale con quella europea. CNA sottolinea inoltre che la creazione di doppi standard regolatori in una materia al momento già inflazionata di indicazioni volontarie a vari livelli può determinare confusione sul mercato e agli occhi del consumatore, inducendo ulteriori fenomeni distorsivi.

 

Testo Audizione