Si è svolta oggi l’assemblea annuale 2018 di R.E TE. Imprese Italia, alla presenza del presidente nazionale e del segretario generale CNA, Daniele Vaccarino e Sergio Silvestrini. All’assemblea hanno partecipato i presidenti nazionali delle associazioni aderenti (Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti e portavoce di R.E TE., Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, Giacomo Basso, presidente di Casartigiani, Giorgio Merletti, presidente Confartigianato),l’on. Ettore Rosato, vice-presidente della Camera dei Deputati, l’on. Nicola Molteni, presidente della commissione speciale per l’esame di atti del Governo della Camera dei Deputati e l’on. Lorenzo Fioramonti, deputato del Movimento 5 Stelle. 

Ecco le nove proposte presentate da R.E. TE. Imprese Italia nel corso dell’assemblea.

Fisco

Un aumento dell’IVA, in questa fase, potrebbe cadere come un macigno sulla crescita, una stangata che potrebbe portarci a bruciare oltre 23 miliardi di euro di consumi delle famiglie. Allo stesso tempo, bisogna agire per ridurre e rendere più equo il prelievo fiscale già esistente, centrale e locale. Un prelievo mostruoso, che va oltre il 60% del reddito prodotto. Interventi di politica tributaria sono ormai ineludibili, come la riforma dell’Irpef che semplifichi e riduca il prelievo. Le PMI hanno bisogno, per tornare a correre, anche dell’allargamento dell’area di esenzione dell’Irap, dell’esclusione dall’IMU degli immobili strumentali e dell’introduzione dei canoni concordati a cedolare secca per i locali destinati alla produzione o alle attività commerciali. Vanno definite regole chiare per chi opera sul web. Web tax ed azioni efficaci contro concorrenze sleali e abusivismo vanno decisamente previste.

Burocrazia

Per sbloccare lo sviluppo, dobbiamo agire anche sulla zavorra della burocrazia, che ogni anno costa alle nostre imprese 22 miliardi di euro. La nostra legislazione è una macchina troppo complessa, priva di certezze nei tempi e dai costi eccessivi, che dobbiamo semplificare. Alcuni strumenti ci sono già, e vanno solo applicati. Penso allo Statuto delle imprese e ai suoi obiettivi, rimasti sinora lettera morta. 

Giustizia efficace

Tra gli obiettivi di semplificazione, c’è anche la necessità di una giustizia più certa e rapida. I processi civili non possono durare, in media, 991 giorni. È un’enormità, soprattutto se si considera che ogni anno si aprono circa 500mila contenziosi. Molte imprese – ed è un caso lampante quando si arriva sul piano internazionale – rinunciano ad investire proprio a causa del clima di incertezza creato da ritardi ed inefficienze sul piano della giustizia. Il costo dell’inefficienza e dei ritardi, è particolarmente salato per le imprese più deboli, a volte costrette a chiudere e fallire per “mancata giustizia”. 

Più credito alle imprese

Tra le questioni strutturali da risolvere prioritariamente c’è anche la carenza di credito, motore degli investimenti – e quindi dello sviluppo – delle PMI. Dal 2011 ad oggi, il credito bancario alle imprese è diminuito del 20%. Un vero crollo, che ha inciso particolarmente sulle prospettive di crescita, visto che quello bancario è il canale principale di finanziamento delle PMI in Italia. Bisogna attivare strumenti di finanziamento alternativi, puntando sull’innovazione: negli altri Paesi europei è stato già fatto. Allo stesso modo, sarebbe opportuno anche nel nostro Paese individuare supporto a sostegno al sistema dei Confidi. L’unico che nella fase della recessione ha sorretto le imprese. 

Innovazione e competitività

Siamo convinti che la competitività delle imprese e del Paese passi proprio attraverso la diffusione dell’innovazione. Un’innovazione che va intesa in senso allargato, non solo come ricerca e investimenti in tecnologia. L’obiettivo è che gli imprenditori inizino a pensare in digitale. Serve una rivoluzione culturale, che va favorita consentendo a tutti gli imprenditori di accedere ad incentivi alla formazione. In questa direzione, il piano Imprese 4.0 è uno sforzo significativo, ma che incide solo su una parte del sistema produttivo nazionale, e che rischia di tagliare fuori le imprese più piccole ed il terziario privato. Va reso più inclusivo, aumentando le risorse: le incentivazioni fiscali devono poter essere accessibili ad ogni impresa, a prescindere dalla dimensione.

Internazionalizzazione, made in Italy e turismo

L’innovazione è una partita decisiva anche per il turismo, uno dei settori più dinamici della nostra economia, che va posto in cima alle priorità della strategia dello sviluppo. Il Piano turismo, approvato dal Consiglio dei Ministri esiste già, ma va attuato. Tenendo presente che sarà poco efficace se non si istituirà un Fondo per le MPMI turistiche per sostenere i loro processi di innovazione. Il made in Italy è un bene primario da tutelare e promuovere. Valorizza la nostra economia ed è un motore della nostra esportazione.

Lavoro

Di fondamentale importanza, per tutte le imprese, è invece non fare passi indietro sul lavoro: il Jobs Act ha introdotto novità importanti, condivise e necessarie. Per questo diciamo no all’introduzione del salario minimo per legge ma anche ad ulteriori riduzioni alla durata dei contratti a tempo determinato; chiediamo anzi di individuare un regime che regoli meglio il lavoro occasionale, orfano dei voucher. Anche per quanto riguarda la Previdenza, gli imprenditori non chiedono di abolire la riforma Fornero, ma di disporre di strumenti che rendano più flessibile e certo l’accesso alle prestazioni. Serve quindi la possibilità per i dipendenti di accedere al pensionamento anticipato in attuazione dell’Ape aziendale, consentendo ai datori di lavoro di sostenere i lavoratori in questo percorso.

Formazione

Ogni sforzo sul piano del lavoro, però, sarà reso nullo se non faremo progressi anche sul fronte della formazione. L’economia di oggi è un’economia delle competenze: bisogna dunque incentivare, non contestare, l’alternanza scuola-lavoro, investendo su ITS e lauree professionalizzanti, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo dell’occupazione. La formazione è un elemento chiave anche per le piccole attività: per questo va ripristinato lo sgravio contributivo del 100% nei primi tre anni del contratto di apprendistato per le imprese con meno di dieci dipendenti. Ma anche pensiamo agli imprenditori. Ne sono usciti dal mercato del lavoro oltre 630mila in 10 anni. Una formazione continua anche per gli imprenditori non è più rinviabile.

Una nuova Europa

Le vicende della crisi finanziaria globale e di quella dei debiti sovrani, nonché la durata e la gravità della recessione, hanno mostrato i forti limiti di una costruzione europea rigida in diversi ambiti, importanti per i cittadini e le imprese. È opportuno un ripensamento sul funzionamento complessivo dell’Unione affinché:

  1. vi sia un più incisivo intervento dell’Europa sui temi che hanno una portata che va oltre i confini degli Stati (come la sicurezza, l’immigrazione, le dogane, il commercio elettronico, ecc.);
  2. per i temi con valenza principalmente nazionale, l’Europa delinei i principi guida, lasciando ai singoli Stati membri il compito di definire il quadro regolatorio più idoneo per ciascun territorio; (la vicenda Bolkestein evidenzia un mostruoso paradosso).
  3. la nuova dimensione sociale che si va facendo strada nell’agenda europea non può non tenere conto delle politiche di welfare storico dei singoli Stati membri e semmai supportare programmi comuni attraverso fondi dedicati, evitando di imporre nuovi paradigmi.