A ottobre la fiducia di famiglie e imprese ha toccato i livelli più alti dal 2008, anno in cui l’Italia è entrata in recessione. 

La fase di ripartenza in atto trova riscontro, oltre che nelle indicazioni qualitative, nei dati quantitativi: nella manifattura e nei servizi proseguono i segnali di ripresa mentre anche gli andamenti dei consumi e del mercato del lavoro appaiono favorevoli. A fine anno, il PIL dovrebbe registrare una crescita di un punto percentuale.

A confermare le tendenze in atto vi sono anche i dati relativi alla popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra il 2012, ovvero il punto più critico della crisi, e il 2014 la popolazione italiana a rischio di povertà o esclusione sociale è diminuita da 18,2 milioni di persone a 17,0 milioni. La riduzione (-1,2 milioni di persone pari, in termini percentuali, a -6,3%) è la più marcata registrata tra i principali paesi europei (in Francia la diminuzione è stata del -2,0%) e contrasta con gli andamenti in aumento registrati in Germania (+3,8%), Spagna (+6,1%) e Regno Unito (+0,6%).

Si tratta di dati positivi che tuttavia devono essere letti ricordando che tra i grandi paesi dell’Unione Europea la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale dell’Italia (pari al 28,1% del totale) è seconda solo a quella della Spagna (29,2%). Molto più contenuti i valori di Regno Unito (24,1%), Germania (20,6%) e Francia (18,6%).

In definitiva, dunque, seppure in ripresa, il cammino dell’Italia verso il pieno recupero delle energie disperse negli anni della crisi appare ancora lungo.  

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