Quali sono le dinamiche alla base dell’attività delle imprese femminili della provincia di Ancona? Quali le performance, quali gli affanni? A queste domande ha cercato di rispondere l’indagine che CNA Impresa di  Donna Ancona ha realizzato in collaborazione con il Centro Studi Sistema. I  risultati sono stati illustrati nel dettaglio nel corso della tavola rotonda “Dinamika: Performance e affanni delle Imprese Femminili della Provincia di Ancona”, che si è svolta giovedì scorso presso il Parlamentino della Camera di Commercio di Ancona.

Ha fatto gli onori di casa, per conto di CNA Impresa Donna Ancona, la Coordinatrice Elisabetta Grilli, mentre la tavola rotonda è stata introdotta da Francesca Petrini della Presidenza Provinciale di CNA Ancona, alla presenza della Presidente Provincia di Ancona, Liana Serrani e dell’Assessore Pari Opportunità Comune di Ancona, Emma Capogrossi.

Paola Sansoni – Presidente Nazionale CNA Impresa Donna ha concluso i lavori.

 

Indagine sulle imprese femminili della provincia di Ancona

L’indagine è stata svolta attraverso la somministrazione di un questionario ad un campione rappresentativo di imprese femminili della provincia di Ancona. Due terzi delle imprenditrici che hanno risposto hanno dato vita da sé alla propria impresa, a conferma del contributo positivo dell’imprenditoria femminile alla tenuta, anche numerica, del sistema di imprese della regione. Nella maggioranza dei casi, inoltre, le imprenditrici hanno avviato la loro attività attuale prive di esperienze imprenditoriali e avendo alle spalle soprattutto esperienze di lavoro alle dipendenze.

Le motivazioni dell’avvio dell’attività imprenditoriale vedono al primo posto per importanza aspetti quali realizzazione personale e di idee imprenditoriali, competenze a disposizione e opportunità di valorizzarle, assai più che l’aspettativa di un reddito più alto o la possibilità di conciliare le attività professionali/lavorative con la vita familiare.

 

Le principali fonti di difficoltà: dito puntato su inefficienza dei servizi pubblici

I ritardi dell’apparato pubblico amministrativo, economico e politico sono individuati come la principale fonte di difficoltà, ancor prima delle difficoltà legate alla crisi e alla mancanza di riferimenti per attingere risorse finanziarie. Le difficoltà legate alla connotazione di genere, risultano in termini relativi così ridimensionate da apparire trascurabili: difficoltà a conciliare vita lavorativa e familiare, accesso al credito e scarsa fiducia da parte delle banche, generale poca fiducia nelle donne imprenditrici, mancanza di fiducia da parte di clienti/fornitori, sono aspetti presenti ma secondari rispetto all’inefficienza dei servizi pubblici.

 

I principali punti di forza/debolezza

Nell’autovalutazione delle imprenditrici, tra i principali punti di forza vi è in primo luogo il rapporto con i clienti, poi la qualità del prodotto o servizio, l’esperienza, l’organizzazione, il rapporto con i fornitori, il prezzo, la capacità di innovare.  Tra i punti di debolezza figura al primo posto la rete commerciale, seguita a distanza dalle risorse umane, dalla comunicazione/marketing.

Sono poche le imprenditrici che hanno beneficiato di finanziamenti pubblici nei primi tre anni del decennio e tali sostegni hanno riguardato processi di ristrutturazione, investimenti in macchinari e materie prime, innovazione. Non vi è stato alcun finanziamento pubblico per certificazione, sicurezza, ambiente, conciliazione, internazionalizzazione, marketing, reti d’impresa, che comprendono alcune tra le voci indicate tra i punti di forza dalle imprenditrici: evidentemente, hanno quasi sempre fatto da sé e se la sono cavata bene ugualmente.

Le imprenditrici interpellate dichiarano intensi carichi di lavoro in azienda per almeno la metà dei casi, ciononostante, la grande maggioranza valuta pienamente soddisfacente il rapporto tra attività d’impresa e tempo ad essa dedicato. 

 

Di cosa hanno bisogno

Il sostegno alla creazione e allo sviluppo d’impresa, l’accesso delle imprese femminili al credito, la promozione delle imprese femminili nei settori più innovativi, sono le voci più frequentemente indicate come importanti o molto importanti tra le azioni strategiche che dovrebbero essere adottate a sostegno dell’imprenditoria femminile. 

All’ultimo posto per frequenza, invece, viene indicata la necessità di quote rosa nella gestione pubblica.

Si evidenzia, dalle risultanze d’indagine relative ai servizi ritenuti strategici, come sia difficile l’agire delle donne imprenditrici, in particolare sotto il profilo della conciliazione tra ruoli di educazione, assistenza, cura, e attività professionale. La voce più importante di tutte tra i servizi ritenuti strategici, risulta però quella relativa all’offerta scolastica ed extrascolastica (tutte le imprenditrici valutano importante o molto importante il ruolo di associazioni sportive e culturali, oratori, doposcuola).

 

Il rapporto con le banche

Il difficile rapporto con le banche consiste nelle eccessive garanzie richieste, nell’atteggiamento burocratico e nella scarsa disponibilità a prendere in considerazione nuovi progetti. Marginale è l’importanza attribuita a differenze di trattamento che le donne sarebbero costrette a subire dal mondo bancario. 

 

Il ruolo della rete familiare e le richieste alla CNA

Il ruolo svolto dalla famiglia e dagli amici nel sostenere le imprenditrici di fronte alle difficoltà è ancora quello che presenta di gran lunga la maggiore importanza; lo squilibrio tra tale ruolo e quello attribuito alle altre figure, enti, forze, indica in modo netto tali figure (e tra esse le associazioni di categoria), le quali sono, evidentemente, avvertite lontane, spesso quasi estranee.

Le voci raccolte circa le problematiche che la CNA dovrebbe perseguire prioritariamente, riepilogano i temi presentati dalla ricerca e aggiungono alle esigenze delle donne impegnate come imprenditrici, quelle di chi è impegnata o verrebbe impegnarsi nel sociale e nella convivenza civile, nella crescita dell’economia e della legalità.