L’analisi del rapporto Going for Growth che l’OCSE redige ogni anno non è certo lusinghiera per l’Italia. Una vera e propria lista delle cose da fare per riuscire ad elevare il reddito pro-capite italiano oramai inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 paesi OCSE. L’organizzazione di Parigi, pur apprezzando gli sforzi del Governo con le riforme attuate e da attuare, suggerisce alcune priorità.

Innanzitutto migliorare l’efficienza della struttura fiscale, il cuneo fiscale è alto e un’evasione così elevata è intollerabile. Il rapporto pone l’accento sull’incertezza legislativa derivante da misure temporanee facendo l’esempio della tassa sugli immobili che ha provocato elevata instabilità. Parigi dunque evidenzia la necessità di ridurre le distorsioni e gli incentivi a eludere riducendo le aliquote fiscali e sopprimendo molte spese inutili. Tassare una gamma più ampia di esternalità ambientali e mantenere l’impegno a rifuggire i condoni fiscali. Continuare inoltre a ridurre la tassazione sul lavoro, quando la situazione di bilancio lo permette, al fine di favorire domanda e offerta di lavoro.

E’ inoltre essenziale, secondo il rapporto presentato oggi, una riduzione degli ostacoli alla concorrenza. La percezione di tali ostacoli è alta ed il lavoro dei tribunali civili appare poco efficiente. La proprietà pubblica rimane poi relativamente elevata. Le leggi fallimentari, nonostante qualche miglioramento, portano a procedure di recupero crediti eccessivamente lente e ben più costose che in altri paesi.

Per concludere, oltre ad una disamina sugli aspetti inerenti le novità introdotte dal Jobs Act, è la scuola italiana a preoccupare particolarmente l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che afferma: “L’Italia deve “migliorare equità ed efficienza” del suo sistema educativo, che “ha un basso rapporto tra qualità e costo e dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati”. L’OCSE rileva in particolare, le poche risorse destinate al settore e “bacchetta” in particolare il nostro Paese per la spesa per l’istruzione “scesa ben al di sotto della media”  oltre che per i numerosi cambi, “tre in quattro anni”, al vertice dell’agenzia per la valutazione della scuola.

In questa fase di limitato margine delle politiche macroeconomiche, “è importante che l’agenda delle riforme strutturali metta più attenzione su quelle riforme che oltre ad accrescere la produttività e la creazione di posti di lavoro nel medio termine sappiano sostenere la domanda nel breve termine”. Lo scrive la capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, nel rapporto annuale ‘Going for Growth’. Se il passo di queste riforme dovesse rallentare troppo, aggiunge, “c’è il rischio che si sviluppi un circolo vizioso, in cui la domanda debole mina alla base la crescita potenziale, prospettiva che deprime ancora di più la domanda, dato che sia gli investitori sia i consumatori diventano ostili al rischio e preferiscono risparmiare”.