Controlli a tappeto sulle lavanderie a gettone: li chiede la CNA ai Comuni della costa in difesa delle lavanderie tradizionali sempre più in difficoltà di fronte alla concorrenza sleale dei self-service che, mascherati da lavanderie a gettone, offrono gli stessi servizi delle lavanderie classiche a prezzi inferiori in virtù del fatto che non devono sottostare a regole e normative molto severe in materia di salute, sicurezza, ambiente, fisco e previdenza.

“I self-service – spiega Maurizio Viaggi coordinatore provinciale delle Tinto-Lavanderie CNA – che non rispettano le regole, danneggiano le lavanderie self-service rispettose delle norme e le imprese tradizionali. E’ tempo di dare un giro di vite ad un fenomeno che è sfuggito di mano agli stessi Comuni, chiediamo controlli e l’applicazione eventuale delle sanzioni previste dalla legge”.

In questi giorni ci viene segnalato che alcune lavanderie self service, alla vigilia del periodo estivo e turistico,  si propongono ai ristoranti o agli alberghi della riviera e delle zone turistiche della nostra provincia per il ritiro e la riconsegna di tovaglie e lenzuola dell’azienda o addirittura la biancheria dei loro clienti. Tutto ciò è assolutamente illegale perché chi usufruisce delle lavanderie a gettone deve fare tutto da solo e all’interno del locale lavanderia.

L’attività di tinto lavanderia è, infatti, disciplinata dalla legge 84/2006 e dalla legge regionale n 56 del 17/10/2013 che stabiliscono le modalità di esercizio delle attività prevedendo la figura del responsabile tecnico. La norma però non si applica alle lavanderie “self-service”, le quali, per poter operare, sono tenute all’obbligo di iscrizione al registro delle imprese e all’ottenimento dell’autorizzazione del Comune dove viene esercitata l’attività.

Per chi non rispetta le norme, sono previste sanzioni che possono variare da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 5.000 euro fino alla chiusura dell’attività quando all’interno delle lavanderie a gettone è presente personale che offre i servizi tipici delle lavanderie tradizionali come la consegna dei capi a domicilio, stireria e smacchiatura.

Da qui la richiesta ai Comuni, come previsto dalla legge Regionale, di attivarsi a tutela di imprese e famiglie che rispettano le regole. Non è una crociata contro i self-service, ma contro i self-service che non rispettano le regole e fanno della concorrenza sleale un’abitudine.