Energia, l'indagine della CNA sul “Corriere della Sera”

“Ci sono novità agrodolci sul fronte dell’energia elettrica per le aziende italiane: nel 2020 la bolletta pagata dalle imprese è diminuita sensibilmente ma resta tra le più alte in Europa. La parte agra sta nel fatto che le imprese più piccole si confermano le più tartassate”. A scriverlo sul “Corriere della Sera” è Isidoro Trovato, attingendo all’Osservatorio Energia realizzato dal nostro Centro studi.

Una bolletta svantaggiosa

“Nel 2020 la bolletta elettrica pagata dalle imprese italiane è diminuita sensibilmente rispetto al 2019. E indubbiamente – sottolinea Trovato – si tratta di un dato incoraggiante perché risulta in controtendenza con gli andamenti osservati nel resto d’Europa dove, in media, il prezzo dell’energia ha registrato aumenti generalizzati”.

L’Osservatorio Energia del Centro studi Cna però rivela che le micro e piccole imprese italiane, vale a dire la quasi totalità del nostro sistema produttivo, “sono in assoluto le più tartassate e pagano una bolletta elettrica che risulta più elevata sia rispetto a quella delle imprese italiane più grandi sia rispetto a quelle europee di pari dimensione. In entrambi i casi lo svantaggio per i piccoli è ascrivibile, oltre che al più alto costo della materia prima consumata (la cosiddetta “componente Energia”) che è circa il doppio di quello pagato dalle imprese (su base annua 107 euro per MWh contro 58 euro per MWh), anche al modo in cui la bolletta è strutturata”.

Nella bolletta dei “piccoli” – spiega il nostro Centro studi ripreso da Trovato – “il costo dell’energia consumata pesa solamente per il 38,5%. Tutto il resto viene versato in tasse (39,4%) o in costi di distribuzione (22,2%). Si tratta di una ripartizione decisamente diversa da quella applicata nelle bollette applicate alle imprese energivore nelle quali il 78,1% di quanto viene pagato è da ricondurre esclusivamente all’energia consumata”.

Il confronto in Italia e nella Ue

Nel 2020 la bolletta elettrica delle imprese italiane con consumi annui fino a 20MWh è risultata infatti in cima nel ranking europeo (277 €/MWh) superando del 12,15% quello delle imprese tedesche, del 14,0% quello delle imprese spagnole e del 58,3% quello delle imprese francesi. “Anche dal confronto internazionale – rileva il quotidiano diretto da Luciano Fontana – emerge che in Italia le piccole imprese pagano una bolletta più cara che nelle principali economie europee a causa del maggiore costo dell’energia elettrica consumata che non trova compensazione nelle altre voci della bolletta (oneri e imposte, rete di distribuzione), quasi sempre più elevati che negli altri Paesi (fanno infatti eccezione solamente la Germania per la componente «oneri imposte» e la Spagna per i costi di distribuzione)”.

“Insomma, nonostante in Italia il costo per la componente energia sia in valore assoluto più elevato che nelle altre principali economie europee – rimarca Trovato – la sua incidenza percentuale all’interno della bolletta è pari ad appena il 38,5% della stessa. Tradotto: le micro e piccole imprese pagano una bolletta motivata dal consumo effettivo solamente per il 38,5% a evidenza del fatto che per le piccole imprese italiane – conclude il giornalista –  la bolletta stessa, oltre ad essere estremamente cara, è mal strutturata”.

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