La recessione tecnica in cui è incappata l’economia italiana nella seconda metà del 2018 comincia a riflettersi moderatamente sull’occupazione del sistema produttivo delle micro e piccole imprese e dell’artigianato. A gennaio 2019 la crescita dell’occupazione è infatti proseguita ma a ritmi più contenuti rispetto a un anno prima sia se si guarda alla variazione congiunturale (passata da +1,9% a +1,4%) sia se si guarda a quella tendenziale (passata da +3,7% a +2,8%).

 

Nonostante che il vento della recessione soffi ormai da sei mesi (per la manifattura addirittura da un anno) le imprese micro, piccole e artigiane affrontano la fase attuale con grande prudenza, quasi confidando in una repentina inversione del ciclo negativo. Infatti, pur avendo ridotto nettamente la domanda di lavoro (a gennaio le assunzioni sono diminuite su base annua drasticamente per la prima volta dal 2016), esse hanno salvaguardato la base occupazionale in essere come è testimoniato evidentemente dalla netta diminuzione delle cessazioni.

 

 

È evidente che in questa fase le aspettative contano ancora più dei risultati economici registrati nei bilanci di fine anno. Risulta quindi auspicabile che giungano al più presto segnali concreti alle imprese prima che queste debbano ridurre gli organici. Le misure governative varate con la ultima legge di bilancio non sembrano infatti avere avuto effetti positivi apprezzabili sull’andamento dell’economia e, soprattutto, hanno favorito solo marginalmente quelle che sono le esigenze delle imprese: agevolazioni in innovazione e R&S e riduzione del costo del lavoro.