Nel 2017 le esportazioni manifatturiere hanno contribuito in maniera determinante all’accelerazione della crescita del prodotto interno lordo italiano. Lo scorso anno, infatti le vendite all’estero delle nostre produzioni, pari a 429,7 miliardi di euro, sono aumentate del 7,4%, un incremento che supera di circa sei volte quello dell’anno precedente (+1,2%) e che è il più alto  dal 2011.

 

 

La bilancia commerciale manifatturiera dell’Italia si è chiusa con un saldo positivo di 96,7 miliardi di euro, un valore di tutto rilievo. Basti dire che supera di tre volte il deficit pubblico  reso pubblico dall’Istat il primo marzo 2018.

Questi risultati sono stati conseguiti grazie al contributo fondamentale di un esercito di piccole e medie imprese esportatrici. Complessivamente, infatti, quasi il 52% delle esportazioni manifatturiere è realizzata da imprese di dimensione piccola (fino a 49 addetti) e media (50-249 addetti).

 

 

Fatta eccezione per i settori della farmaceutica e della produzione dei mezzi di trasporto che, per loro natura, richiedono impianti produttivi di grandi dimensione e operano in condizioni di concorrenza attenuata, il contributo delle PMI alla formazione dell’export manifatturiero è prossimo o superiore ai 50 punti percentuali in tutti i settori. Molto importante è il contributo delle piccole imprese. Questo si attesta intorno ai 50 punti percentuali in vari settori tradizionali (prodotti in metallo, tessile/abbigliamento, bevande, mobili) ma risulta significativo anche in settori nei quali il processo produttivo richiede investimenti importanti. È il caso della meccanica, settore chiave del nostro export, nel quale le piccole imprese contribuiscono al 21,5% delle vendite realizzate nei mercati esteri.

 

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