Sondaggio della CNA del Veneto su un campione delle 50mila aziende attive nei 177 comuni veneti (di pianura) con meno di 5mila abitanti, obbligati (entro il 31.12.2016) alla gestione associata dei servizi

OK ALLE FUSIONI TRA COMUNI DA 9 IMPRESE VENETE SU 10

Le imprese venete nutrono grandi aspettative dalla fusione o dalla gestione associata delle funzioni nei piccoli Comuni.

Lo indica un sondaggio svolto dalla CNA del Veneto, col Centro Studi Sintesi, su un campione significativo delle 50 mila aziende attive nei 177 comuni veneti con meno di 5mila abitanti che sono obbligati alla gestione associata dei servizi.

Il 62% di esse, infatti, prevede effetti positivi per le rispettive aziende, dalla gestione associata dei servizi, mentre solo il 28% esprime un giudizio negativo.

Ma addirittura la percentuale arriva al 73% tra i favorevoli all’unione tra i comuni, senza se e senza ma. Solo il 10% è fermamente contrario e non disposto a cambiare idea.

“Il sondaggio parla chiaro e indica che gli imprenditori hanno superato la logica del campanile che ha impedito nei fatti una riforma indispensabile della governance del nostro territorio – commenta Alessandro Conte, Presidente di CNA veneta – purtroppo, però, finora in Veneto ha prevalso il campanile e, mentre le unioni hanno perso adesioni, le fusioni in molti casi sono state negate dai cittadini coi referendum. La CNA veneta pensa che, fatti i conti, l’aggregazione dei servizi e delle fusioni tra comuni, anche di media grandezza, possa portare consistenti vantaggi in termini di maggiore efficienza dei servizi e di minore carico fiscale per le famiglie e le aziende del territorio. Pensiamo che sia quindi indispensabile renderle obbligatorie, garantendo l’omogeneità dei territori e ulteriori incentivi concreti per i Comuni che le attuino in tempi rapidi”.

 

 

Parlando dell’aggregazione dei servizi, il 39% tra i favorevoli è convinto che essa favorirà la semplificazione della burocrazia, il 13,6% pensa che diminuiranno i costi dei servizi e il

9,3% crede che il proprio Comune conterà di più.

Tra chi è contrario, invece, il 17,1% ritiene che possano peggiorare la qualità e i costi dei servizi offerti, l’11,2% si definisce indifferente, mentre un 10% pensa che non avrà alcun effetto per le aziende.

Tra gli imprenditori che si dicono favorevoli alla fusione tra comuni, invece, il 42,4% ritiene che grazie agli incentivi previsti il suo nuovo Comune potrebbe ridurre la tassazione, il 32,4% sono convinti che i piccoli Comuni debbano “fare squadra” se vogliono sopravvivere e il 25,2% pensa che grazie agli incentivi il suo nuovo Comune potrebbe migliorare i servizi.

Meno tasse e più servizi pare essere la leva per trovare ancora maggiori adesioni alle fusioni. Il 64% dei contrari/indecisi sulle fusioni, infatti, a domanda diretta risponde che sarebbe disposto a cambiare idea a fronte di una riduzione delle tasse e a un concreto miglioramento dei servizi.

Quindi in sintesi, Il 64% degli imprenditori è favorevole «senza se e senza ma» alle fusioni, il 26%, inizialmente freddo o contrario, si convincerebbe delle fusioni a patto di un buon uso degli incentivi, mentre solo iIl 10% è fermamente contrario alle fusioni (elemento identitario).

“L’esito di questo sondaggio – commenta Mario  Borin, Segretario regionale di CNA veneta – dà un ulteriore sostegno ad una nostra iniziativa di fine 2015, periodo entro il quale, prima dell’ulteriore proroga, scadeva l’obbligo di servizi aggregati per i piccoli comuni. Chiedevamo, e chiediamo tuittora, il varo di una legge regionale che, con un sistema di incentivi e penalità, metta i Comuni nelle condizioni di accelerare i processi di fusione e aggregazione che volontariamente stentano ad adottare”.

Uno studio condotto dalla CNA veneta con Centro Studi Sintesi a fine 2015, aggiornato a marzo 2016, ha valutato in quasi 36 milioni, pari al 17% della spesa corrente, il risparmio a regime che sarebbe generato dall’aggregazione integrale di servizi attuata da 116 Comuni appartenenti a 32 aggregazioni individuate.

Un risparmio che salirebbe a 64,3 milioni aggiungendo il bonus di 28,5 milioni all’anno per un decennio derivante dalla Legge di Stabilità 2016 che ha raddoppiato l’incentivo dello Stato

alle fusioni di Comuni, portandolo al 40% dei trasferimenti statali del 2010 (prima era il 20%).

Per le 32 fusioni ipotizzate dallo studio, il contributo sarebbe pari a 28,5 milioni all’anno per dieci anni. In un solo anno si riuscirebbe a recuperare i tagli ai trasferimenti degli ultimi 5 anni.

Addirittura nel Padovano e nel Rodigino l’incentivo annuale sarebbe superiore al taglio dei trasferimenti statali tra il 2010 e il 2015.

“Non c’è dubbio che gli imprenditori, gli artigiani, dimostrano di essere ancora una volta più avanti dei politici locali e regionali, che sul tema di aggregazioni e fusioni hanno paura di decidere – conclude Alessandro Conte, presidente degli artigiani CNA – nonostante i vantaggi oggettivi che oggi una fusione comporta, e che in sintesi sono: contributo straordinario statale per 10 anni a decorrere dalla fusione, pari al 40% dei trasferimenti 2010; contributo straordinario regionale (per spese di avvio gestione unitaria); esclusione dall’applicazione delle regole del pareggio di bilancio per 5 anni; esclusione dall’applicazione delle regole in materia di acquisizione di lavori, beni e servizi (centrale di committenza) per 3 anni; esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente. Noi che siamo abituati a far quadrare al centesimo i nostri bilanci, non capiamo perché ancora aspettino”.

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