turismo

“Viviamo una fase forse senza precedenti nel dopoguerra. Tempi da economia di guerra. E se siamo in guerra dobbiamo agire di conseguenza. Il nemico che abbiamo di fronte è ancora più insidioso del nemico in guerra, si insinua fin nelle nostre case, nelle nostre vite. Bisogna sconfiggerlo dedicando tutte le nostre forze a questa vittoria. E’ necessario allora uno stato maggiore determinato, che non perda tempo e abbia chiari gli obiettivi tra i quali l’obiettivo primario: l’uscita in sicurezza da questa situazione. Prime ne usciamo, prima potremo pensare al rilancio, anche economico, dell’Italia. Un rilancio che non può non passare, allora, per una campagna vaccinale a tappeto. Entro metà giugno dovrà essere vaccinato l’80 per cento dei cittadini italiani. Questo è il traguardo, inderogabile. Un traguardo che questo benedetto Paese può tagliare, perché è vero, l’Italia dà il meglio di sé nei momenti più difficili”. Così Sergio Silvestrini, segretario generale della CNA, ha aperto il suo intervento conclusivo del webinar dedicato a Il rilancio delle città d’arte – scelta strategica per la ripartenza del turismo, organizzato da CNA Turismo e Commercio.

Silvestrini ha fatto presente “la vicinanza a tutti gli imprenditori, in questi drammatici momenti, e in particolare agli imprenditori del turismo e di tutti i comparti collegati. Come CNA abbiamo chiesto ristori più importanti, anche in incontri con qualificati esponenti del governo tenuti nelle ultime ore, e abbiamo chiesto che vengano rispettati i termini temporali, evitando slittamenti”. Specificamente per il turismo, inoltre, “riteniamo che sia determinante l’attuazione, al più presto possibile, del certificato vaccinale che permetta a chi si è già vaccinato di viaggiare, frequentare alberghi e ristoranti, andare nei musei, visitare monumenti, recarsi a cinema e a teatro”.

“Non dobbiamo sprecare l’occasione che ci presenta un certo allentamento dei conti pubblici – ha sottolineato il segretario generale della CNA – per avviare una grande opera di riqualificazione che permetta all’Italia di salire tra le prime tre destinazioni turistiche al mondo. Ne abbiamo le potenzialità. Servono allora infrastrutture più adeguate, una offerta turistica qualificata dalla formazione. Dobbiamo essere in grado di vendere il sistema Italia, questo marchio straordinario che pure facciamo fatica a vendere. Dobbiamo fare squadra, squadra Italia per dare vita al più grande progetto di rilancio del turismo tricolore”.

“In questo quadro specifico – ha osservato Silvestrini – non bisogna dimenticare le riforme strutturali di cui il nostro Paese ha bisogno da lungo tempo, dal fisco alla burocrazia. Anche per sconfiggere questi moloch c’è bisogno di una classe dirigente coesa, senza divisioni a esempio tra amministrazione centrale e amministrazioni locali, soprattutto regionali. Noi offriamo anche la nostra esperienza. Prima della pandemia c’era chi pensava che l’intermediazione sociale, le associazioni di rappresentanza fossero sulla via del tramonto. Nell’emergenza hanno assunto invece un ruolo determinante prima di tutto di proposte. Chiediamo – ha puntualizzato – di essere coinvolti ancora di più nelle grandi scelte. Ricordo quanto accadde ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi presidente del Consiglio. A ognuno degli attori sociali che convocò a Palazzo Chigi chiedeva quello che loro potevano dare. Dal suo appello, che aveva il senso del cambiamento, scaturì la politica dei redditi, che ci portò in Europa. Alla classe dirigente politica e anche agli imprenditori – ha concluso Silvestrini – io dico: contate su di noi”.

Turismo, settore trainante

Al webinar concluso da Silvestrini avevano dato-il-la le relazioni introduttive del professor Andrea Rolando, ordinario del Politecnico di Milano, e di Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di CNA Turismo e Commercio. Nelle quali, tra l’altro, era stato posto in rilievo quanto sia importante il sistema turismo per il sistema Italia. Niente più che i numeri può dare l’idea di quanto valga questo settore, del quale fino a gennaio 2020 le città d’arte rappresentavano il traino. Fino allo scoppio della crisi sanitaria il turismo, con oltre 230 miliardi di euro fatturati, valeva il 13% del prodotto interno lordo e il 15% dell’occupazione. Le imprese la cui attività è stata stravolta dall’emergenza sanitaria sono circa 33mila per il settore alberghiero e oltre 183mila per il comparto extra-alberghiero. Gli addetti sono oltre 280mila, cui vanno aggiunti più di 45mila impiegati tra agenzie di viaggio e tour operator. Nella parte della filiera dei servizi collegati – dalle guide agli autobus e agli organizzatori di eventi –lavorano 175mila persone. E oltre 200mila sono gli addetti, infine, alle circa 30mila imprese balneari.

La crisi non è di oggi

A aprire i lavori era stato il presidente nazionale di CNA Turismo e Commercio, Marco Misischia. “L’attuale, drammatica, crisi non è scaturita solo dall’emergenza sanitaria – ha esordito – Le conseguenze della pandemia si sono innescate su un sistema già profondamente in difficoltà. Dalla carenza infrastrutturale alla progressiva desertificazione dei centri storici, alla diffusione di un turismo incontrollato, che fa perno sull’abusivismo e ha contribuito a modificare il tessuto commerciale, artigianale, sociale, erano già tanti i punti di debolezza delle città d’arte. E’ arrivato il momento di studiare nuovi format di valorizzazione delle città d’arte, più attenti alla sostenibilità e al decoro. Le amministrazioni devono coinvolgere gli operatori perché tutti insieme i soggetti interessati, dalla politica alle imprese e alle associazioni di imprese, possano ribaltare l’attuale situazione e far sì che dalla pandemia e dalle drammatiche difficoltà che ne sono scaturite possa essere avviata la rinascita del turismo”

Le posizioni del territorio

All’intervento di Misischia è seguito un confronto tra amministratori locali. Per Dario Nardella, sindaco di Firenze, “la situazione delle città d’arte è disperata. Tra danni diretti e indiretti solo le prime cinque città d’arte italiane hanno accumulato perdite per 60 miliardi. Per comprendere le dimensioni e l’importanza del turismo ci voleva, purtroppo, l’impatto della pandemia. Serve un grande piano strategico per il turismo e soprattutto per il turismo nelle città d’arte che vada al di là dell’attuale emergenza. E che parta da una regolamentazione del turismo mordi-e-fuggi, che spesso si fonda sulla concorrenza sleale di alcuni operatori a danno delle imprese regolari, che lavorano, investono, danno occupazione e pagano le tasse in Italia, e soprattutto favorisce le grandi piattaforme digitali internazionali”.

Il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ha sottolineato come “il turismo sia più di ogni altro il settore che rappresenta la tragedia attuale. E a vivere una esasperazione senza pari è il turismo delle città d’arte. Città d’arte che in Italia sono tantissime, non solo le tre o quattro più note. Tutte vivono una crisi dalla quale di sicuro non usciranno quest’anno. Sarà necessario quindi perlomeno per il 2021 un sistema di ristori per le imprese del settore, allargando le maglie attuali. La pandemia potrebbe essere anche l’occasione per cambiare quanto, in materia di turismo, non funzionava in precedenza. Al turismo erano dedicate politiche pubbliche deboli, il comparto non era visto come strategico. Su quella strada non si poteva, non si può continuare più. La pandemia rappresenti l’inversione di tendenza”.

L’assessore regionale siciliano Manlio Messina ha rilevato con amarezza che viviamo “un tempo di guerra, un’economia di guerra”. In tempi del genere, così straordinari, è necessario studiare e cercare di realizzare politiche straordinarie. In Sicilia – ha spiegato l’assessore Messina – “le stiamo realizzando e così le offriamo al governo centrale”. L’amministrazione regionale “ha pensato prima di tutto alle imprese ma con una politica che non si limita ai contributi. Dagli alberghi, a esempio, compriamo pacchetti di tre notti che poi venderemo, su scala triennale, offrendo ai turisti una notte gratis. E pacchetti di servizi abbiamo comprato dalle agenzie di viaggio, dalle guide, ipotizzando un ritorno economico nell’arco sempre di tre anni. Per le tasse ci siamo sostituiti alle imprese, versandole per conto loro ai comuni, che altrimenti non avrebbero potuto fornire gli indispensabili servizi ai cittadini. Al governo centrale chiediamo di invertire il senso di marcia, aiutando le imprese in maniera più sostanziosa, magari reperendo le risorse da iniziative in questa fase superflue, come il cashback”.